Parole in libertà Riflessioni

Viaggiare con bambini: un po’ di chiarezza

19 marzo 2018

Questo post l’avevo in mente da un po’ ma l’impulso a scriverlo mi è stato dato da un commento che ho ricevuto sabato sera sulla mia pagina Facebook.

L’ho letto come una richiesta di aiuto, un appello disperato di chi ha voglia di riprendere la strada ma non se la sente. Anche questa lettrice ha tre figli, due ancora piccoli, e non ce la fa ad affrontare situazioni di viaggio un pochino più impegnative, nonostante ne abbia una gran voglia.

Le ho risposto con un commento di dieci righe ma la mia vera risposta sta racchiusa in questo post.

Ognuno deve fare ciò che si sente, zero stress. E soprattutto niente ansia da prestazione.

Io non l’ho mai avuta nell’ambito del viaggio, perché ho un concetto forse aulico e bucolico del mettersi in cammino. Ho smesso a 20 anni di fare la conta dei posti dove sono stata perché non è una gara. E se lo fosse, comunque perderei. Ma non è questo il punto.

Quando sono diventata mamma non è stato semplice. Il primo parto è stato terribile, 24 ore di travaglio per mettere al mondo un bambino che era lontano anni luce dallo stereotipo del neonato che mangia e dorme. Mi sono sentita dire dai parenti più stretti una frase che al momento non mi ha nemmeno ferita come avrebbe dovuto. L’ho rielaborata anni dopo ed è di una crudeltà assurda.

“Meno male che ti è venuto un figlio così, altrimenti non ti saresti fermata”

Sbam! Ecco, vedi cosa succede ad andare troppo in giro? Non ti sei fermata da sposata, ci ha pensato un frugolotto di cinquanta centimetri.

Sono stata male, malissimo. Fisicamente intendo. O almeno così pensavo. In realtà, nonostante fossi iperattiva e avessi mantenuto la mia auto-ironia, ora lo so. Ero depressa, senza saperlo. Perché la depressione post-partum ha tante sfaccettature, non è solo lacrime e senso di inadeguatezza.

Era vero, mi ero dovuta fermare.

La prima uscita di casa l’ho fatta forse dopo due settimane dal parto. Io che ogni weekend avevo un treno da prendere, un posto dove andare. Io che ero stata in Sudafrica incinta, su un aereo microscopico per raggiungere il deserto del Kalahari e sfiorare la Namibia. Io che di ritorno da quel viaggio mi accarezzavo la pancia dicendo che l’anno dopo saremmo tornati in Africa tutti e tre insieme.

Ora non potevo uscire di casa.

E non perché fossi pietrificata dalla paura o altro. Semplicemente avevo avuto un brutto parto, avevo perso molto sangue, svenivo ogni due per tre. E mi avevano lacerata a tal punto che avevo perso il controllo sfinterico.

La prima volta che sono uscita, a metà strada sono dovuta rientrare perché non riuscivo a stare in piedi. Usavo la carrozzina a mo’ di sostegno per impedirmi di cadere. Mi girava la testa.

La notte non dormivo perché lui non dormiva. E io ero talmente annebbiata nel cervello da dare retta a tutti quelli che mi dicevano di non tenerlo nel lettone. Ho resistito nove mesi. Sono stata un’idiota, solo perché ho inseguito modelli irreali e ho ascoltato voci di chi non conosceva me né il bambino.

Perché lui attaccato a me un paio d’ore di fila avrebbe anche dormito. Ma avevo il terrore di schiacciarlo nel letto, di soffocarlo, di fargli male. E del male effettivamente l’ho fatto, ma solo a me stessa.

Con la mente confusa, a un mese dal parto siamo andati in Valtellina per una settimana. Io non ero in condizioni fisiche per reggere un viaggio più lungo, ma volevo cominciare subito ad abituarlo al cambiamento, al fatto che ci saremmo allontanati spesso da casa.

È stato un incubo.

O meglio, è stato come a casa solo che molto più faticoso perché eravamo stretti in una camera d’albergo, dovevo cambiarmi la sera per scendere al ristorante, non potevo svaccarmi sul divano a guardare la TV mentre allattavo sempre, a qualsiasi ora.

Ma non volevo arrendermi.

Ero ancora così ingenua, così sciocca da pensare che i bambini vadano abituati fin da subito al viaggio. Altrimenti se aspetti chissà cosa succede.

Ed è una delle tante idiozie, chiamiamole col loro nome, che leggo in rete. I bambini che a 3 mesi prendono un volo intercontinentale e dormono 12 ore filate non sono bambini che si sono abituati fin da subito al viaggio.

Sono semplicemente bambini bravi, nel senso più convenzionale e stereotipato del termine. I classici neonati che “dove li metti stanno”. E non c’è abitudine che possa farli diventare così. Toglietevelo dalla testa. Se avete avuto uno o più figli da manuale, semplicemente avete avuto un gran culo.

Purtroppo ci ho messo 18 mesi a capire che non ero io quella che stava sbagliando, era inadeguato il modello a cui volevo ispirarmi. E ringrazio Dio che a quell’epoca non esistevano blog di viaggio con cui confrontarmi. Ne sarei uscita devastata.

Nei nove mesi di vita del primogenito, prima che io rimanessi d nuovo incinta, ci siamo spostati tanto, in Italia. Caricavamo l’auto e partivamo. Perché io volevo disperatamente che si abituasse al cambiamento di casa, di ambiente. Ad aprile, lui aveva 2 mesi, ho mandato una mail al sito dell’Hurtigruten per chiedere se si potesse fare un’eccezione (a che titolo poi??)  e se non potessimo fare una crociera sui fiordi norvegesi con un bambino che aveva meno di sei mesi (il limite per salire a bordo, non so se sia ancora così). Me l’hanno vietato e col senno di poi vorrei solo ringraziarli. Sarebbe stato un viaggio da incubo, confinati in una cabina due metri per due. Probabilmente mi sarebbe venuta la mastite alle Lofoten (come mi è venuta tre volte a casa ed è un dolore lancinante ve lo garantisco) e avrei desiderato arrivare a Capo Nord solo per fare il giro di boa e ritornarmene a casa.

Ma ero davvero quella che a dicembre voleva prenotare il volo in Namibia, ancora prima che il bambino nascesse? Leggo nei forum di viaggio richieste di consigli che iniziano più o meno così

“Ciao, partorirò ad agosto e volevo subito ripartire. Che meta mi consigliate tra Dubai, Canarie ed Egitto con un bambino di un mese?”

Raramente rispondo perché dovrei farlo con questo post. Ma queste mamme mi fanno una tenerezza incredibile. In cuor mio spero per loro che a un mese siano davvero in condizioni di prendere un aereo e che non debbano preoccuparsi di non svenire nel percorrere l’isolato.

Mi sono sentita inadeguata nei primi 18 mesi da mamma.

Perché ero circondata da bambini che dormivano, che bastava portarli in giro in carrozzina e stavano buoni per ore, che accettavano ogni cambiamento senza traumi. E io divoravo libri e manuali senza rendermi conto di una verità di una semplicità disarmante.

Non c’è modo di cambiare un carattere.

Accettiamo le diversità tra noi adulti, lodandole a volte. Ci sono perfino detti e proverbi “il mondo è bello perché è vario”. Eppure i neonati devono essere tutti uguali. Se il mio si è sparato il volo fino in Australia senza battere ciglio, perché non dovrebbe farlo il tuo? Se non lo fa, sei tu che sbagli qualcosa. È sottinteso.

Un’assurdità di cui forum e siti sono pieni.

Tuttora mio figlio, 11 anni compiuti, vive ogni cambiamento con ansia. È una sua prerogativa. Poi affronta tutto con grande determinazione e con ottimi risultati. Ma prima ci sta male e non poco. Ed è difficile per me capirlo (sono sincera, anche accettarlo) perché è lontano anni luce dal mio modo di essere. So già che ci attenderà un’estate difficile per il passaggio dalle elementari alle medie, lo metto in conto. Ma quello che ammiro di lui è che non si nasconde dietro tanti alibi (come spesso molte mamme fanno per non confessare una debolezza dei figli). Lui non dice “ho mal di pancia forse ho un virus”. Ti spiazza direttamente con un “mamma ho mal di pancia perché ho paura”.

E, credetemi, questo è meraviglioso. Saper riconoscere a 11 anni i propri limiti senza avere la vigliaccheria di nascondersi dietro un dito e, nonostante questo, fare di tutto per superarli, per come la vedo io è solo da ammirare.

La svolta c’è stata quando è nata la seconda figlia. Dormiva 12 ore di fila già alla nascita. Già la prima notte in ospedale. Ho pianto di gioia, perché due figli insonni così vicini non li avrei retti, fisicamente. E ho pianto lacrime liberatorie. Non ero io inadeguata, era mio figlio a essere semplicemente uno di quei bambini “ad alto bisogno di contatto” come spesso oggi vengono definiti.

Da quel momento ho aperto davvero gli occhi e ho scoperto l’acqua calda.

Ogni bambino è a sé. Non esistono consigli generici e preconfezionati a cui attingere. Il carattere è carattere. L’indole è indole.

E ringrazio il cielo di aver avuto una figlia su tre che ha sempre dormito fin dalle prime ore dopo il parto. Questo mi ha liberata dal senso di inadeguatezza, totalmente infondato, che si basava su modelli malsani e decisamente sbagliati.

E avendola avuta per seconda, e non per prima, mi ha preservata dal vantarmi di essere io la mamma capace, quella in gamba che con regole ferree e nessun cedimento era riuscita a non fare entrare mai sua figlia nel lettone.

A posteriori, ho avuto una fortuna immensa. Certo, ammetterlo adesso è facile, all’epoca non la vedevo proprio così.

Questo è un appello.

Mamme di figli che dormono, non beatevi della vostra grande presunta capacità, fatelo per rispetto nei nostri confronti. Sarebbe come vantarsi del proprio senso degli affari dopo aver vinto un milione al Superenalotto.

E mamme con bambini che a sei mesi dormono in un intercontinentale fino all’altro capo del mondo, non vantatevi pensando di avere la risposta in tasca, come se poteste dispensare consigli su “come affrontare il jet lag con neonati”.

Chiamiamo le cose col loro nome. Culo, vi è andata solo di culo.

Se siete arrivati a leggere fin qui ci sono due opzioni.

O vi state riconoscendo perfettamente nelle mie parole, oppure volete capire dove voglio arrivare a parare.

Nel primo caso vi abbraccio virtualmente.

Nel secondo caso non ho secondi fini, solo una richiesta. Mi sono sentita inadeguata allora per risposte che venivano date nei siti di mamme (quelli purtroppo già esistevano) e che, velatamente, facevano sentire me incapace. Con parole crudeli  travestite di gentilezza.

Del tipo “guarda non saprei io ho sempre fatto così e con me ha funzionato. Secondo me dovresti provare”.

Forse voi la sottigliezza non la cogliete, ma io ora la colgo eccome.

E siccome questo è un blog di viaggi e non di consigli sulla dentizione (ma sentitevi serene nel chiedermeli, anche in quell’ambito ci siamo allontanati pericolosamente dal classico manuale con tre figli su tre, un giorno mi spiegheranno come cazzo li fanno ‘sti manuali), vi prego, non dispensate consigli simili sul viaggio.

Ogni bambino è a sé.

Se la me di 11 anni fa si fosse sentita rispondere a una richiesta “secondo voi con l’otite in corso posso prendere un volo fino a Londra, vi è mai capitato?” con un “vai serena, io sono andata a Auckland e il timpano non si è perforato, il limite è solo nella nostra testa”, sarei crollata. Devastata. Stesa al tappeto.

Non diamo risposte preconfezionate, non vantiamoci più o meno velatamente delle nostre prodezze. Non pensiamo che dietro una difficoltà a partire e a mollare gli ormeggi ci sia semplicemente la cosiddetta paranoia. Ci possono essere problemi più o meno gravi. Difficoltà oggettive, patologie anche banali che possono impedire il volo.

Perciò alla mamma che mi ha chiesto se mi sono messa subito on the road in viaggio con la terzogenita e altri due bambini ancora all’asilo potrei rispondere semplicemente sì, che è stato meraviglioso e che il primo viaggio in cinque per me è stato al di sopra di ogni aspettativa.

Ma non lo farò.

Preferisco rispondere con il link a questo post, con le mie belle 1964 parole che spiegano quello che penso, col cuore in mano. I consigli possono limitarsi all’itinerario, alla valigia, al bagaglio a mano, ai giochi da viaggio, alla logistica.

Per il resto ognuno sa, nel proprio cuore, cos’è meglio fare.

E se non lo sa, o non vuole arrendersi di fronte alla realtà, come quella pazza che voleva salire sull’Hurtigruten con un neonato insonne, ci penserà la vita a farle capire tante cose.

Buon viaggio.

Ovunque i vostri figli vi consentiranno di andare. E ovunque voi vi sentirete di spingervi. Senza ansia. E senza confronti.

 

 

 

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31 Comments

  • Reply Sabrina 19 marzo 2018 at 4:36 pm

    Ho letto tutto d’un fiato questo tuo post che forse avrò anche saltato qualcosa ma so che mi perdonerai. So anche che in queste righe ho trovato parte di me che non pensavo di trovare. Grazie mille .. si si proprio grazie

    • Reply letiziadorinzi 19 marzo 2018 at 5:32 pm

      Grazie mille Sabrina. Capita spesso anche a me di leggere parole che mi toccano e in cui mi ritrovo al 100%. Credo sia un argomento che riguarda tanti. Grazie per essere passata di qua :))

  • Reply Serena Puosi 19 marzo 2018 at 4:39 pm

    Io ti adoro.
    E credo di non voler aggiungere altro.
    <3

    • Reply letiziadorinzi 19 marzo 2018 at 5:31 pm

      Reciproco! E quando ti seguo nei tuoi viaggioni con Anita provo una profonda ammirazione. Siete uno spettacolo. UN abbraccione grande

  • Reply francesco 19 marzo 2018 at 4:53 pm

    Bellissimo e verissimo, raramente un post me lo leggo così intensamente!

    • Reply letiziadorinzi 19 marzo 2018 at 5:31 pm

      Ma grazie Francesco! Credo sia un argomento che tocchi molti :)) Grazie per essere passato di qua

  • Reply Natascia 19 marzo 2018 at 6:14 pm

    Il primo viaggio con la primogenita è stato di 15 giorni in Sicilia e dal 3 al 15 giorno lei ha avuto febbre a 40 e otite. Il secondo viaggio sono stati 2 giorni ai mercatini di Natale a Lugano e il secondo giorno è stato tutto un vomito.. Il terzo mercatini di Natale in Trentino e lei è stata bene ma ha rotto le scatole 5 giorni su 5 con capricci, pianti e isterismo. Mio marito mi ha detto Basta arrendiamoci, io ho tenuto duro. Si tratta di decidere se è una passione che vale adattamenti e sacrifici o se la fatica non vale la pena… Ovviamente le false aspettative non aiutano. Ma le mamme ‘so tutto io’ esistono in ogni ambito e noi dobbiamo imparare a filtrare i loro vaneggiamenti… Anche nel mondo dei viaggi 🙂

  • Reply Natascia 19 marzo 2018 at 6:14 pm

    Il primo viaggio con la primogenita è stato di 15 giorni in Sicilia e dal 3 al 15 giorno lei ha avuto febbre a 40 e otite. Il secondo viaggio sono stati 2 giorni ai mercatini di Natale a Lugano e il secondo giorno è stato tutto un vomito.. Il terzo mercatini di Natale in Trentino e lei è stata bene ma ha rotto le scatole 5 giorni su 5 con capricci, pianti e isterismo. Mio marito mi ha detto Basta arrendiamoci, io ho tenuto duro. Si tratta di decidere se è una passione che vale adattamenti e sacrifici o se la fatica non vale la pena… Ovviamente le false aspettative non aiutano. Ma le mamme ‘so tutto io’ esistono in ogni ambito e noi dobbiamo imparare a filtrare i loro vaneggiamenti… Anche nel mondo dei viaggi 🙂

    • Reply letiziadorinzi 19 marzo 2018 at 8:32 pm

      NOn sai come ti capisco Natascia. I primi due erano perennemente malati, ogni volta che si partiva si ammalavano. E non è che crescendo non capiti più purtroppo. Io continuo a faticare perché per me sarebbe una rinuncia troppo grande, quella del viaggio. Ma ognuno deve decidere per sé e per la propria famiglia quello che è giusto. Un abbraccio grande

  • Reply Laura 19 marzo 2018 at 6:38 pm

    Anche io sono d’accordo con quello che hai scritto, ogni bambino è a se e anche ogni mamma lo è… non c’è un momento giusto per riprendere a viaggiare né un posto giusto. Io ho due figlie e per ognuna di loro mi sono “fermata” per circa un anno … e ancora non ho rifatto un volo intercontinentale (la grande ha quasi 11 anni) ma va bene così, abbiamo visto tanta Europe e Italia, il tutto con i nostri tempi!!!

    • Reply letiziadorinzi 19 marzo 2018 at 8:33 pm

      Anche noi abbiamo girato tanto Italia ed Europa e non abbiamo fatto ancora un intercontinentale. Quando mi sentivo pronta coi primi due è nata la terza. Ora sarei pronta con tutta la ciurma, ma per motivi di ferie ancora per quest’anno abbiamo deciso di concederci più viaggi brevi durante l’anno. Poi si vedrà. La voglia di tornare a fare il viaggione lontano c’è ma quando sarà sarà. Senza fretta. UN abbraccio e grande per essere passata di qua

  • Reply Marta 19 marzo 2018 at 9:12 pm

    Come capisco e approvo ciò che scrivi.. dalla nanna ai viaggi.. ma spero presto torni anche x noi il Momento di ripartire.. x ora no, nn me la sento ?

    • Reply letiziadorinzi 20 marzo 2018 at 5:32 am

      Grazie Marta, e fai bene. Devi fare solo quello che ti senti. E vedrai che il momento arriverà, senza ansie né paturnie. Un abbraccio grande

  • Reply NonPuòEssereVero 19 marzo 2018 at 10:35 pm

    Non sono mamma, non so se avrò mai dei figli perchè, al di là che non mi sento pronta, non è detto ad oggi che il mio fisico me le consentirà, però mi sono venute in mente le parole di una mia amica, il cui primo e unico figlio dorme da quando aveva due ore di vita, è il classico bimbo che dove lo metti sta :”mi è andata di culo, è la più grande botta di culo della mia vita”.
    Lo ripete sempre.

    E questo è uno dei post più belli che io abbia mai letto!

    • Reply letiziadorinzi 20 marzo 2018 at 5:31 am

      Ma grazie Gilda, troppo gentile. Il post l’ho scritto con le mamme in mente ma vale un po’ per ogni ansia da prestazione a cui cerchiamo, anche inconsciamente, di sottostare. TU sei una persona speciale e ti ringrazio di essere passata di qui. E la tua amica è una grande. Un abbraccio

  • Reply Drusilla 20 marzo 2018 at 3:17 am

    Bellissimo! Letto tutto d’un fiato!

    • Reply letiziadorinzi 20 marzo 2018 at 5:29 am

      Grazie mille Drusilla! Un abbraccio!

  • Reply Arianna 20 marzo 2018 at 5:36 am

    Mamma di tre bambini 6,6,5 ti abbraccio virtualmente!

    • Reply letiziadorinzi 20 marzo 2018 at 5:36 pm

      Arianna ti abbraccio anch’io virtualmente :))

  • Reply marzia nicolin 21 marzo 2018 at 9:14 am

    Grazie, Grazie Grazie, parole vere e che con coraggio sei riuscita a dire. Io mi sento così ne più ne meno.

    • Reply letiziadorinzi 21 marzo 2018 at 12:19 pm

      Grazie a te Marzia, non preoccuparti! Fai quello che ti senti di fare, se il viaggio era nelle tue corde prima tornerai a sentirne forte l’esigenza. L’importante è essere sereni delle proprie scelte. Un abbraccio grande

  • Reply Ale 21 marzo 2018 at 1:58 pm

    Io dico grazie a te… e a Giacomo… perchè ho avuto culo… per un pezzo!!! o un pezzo di culo!!!!
    ahahahahaah
    Grande Leti, avanti così <3

    • Reply letiziadorinzi 21 marzo 2018 at 5:10 pm

      Ah ah ah grande Giacomino!!!! Meno male che almeno mezzo culo è capitato Ale. Un abbraccione gigante

  • Reply Stefy 22 marzo 2018 at 3:02 pm

    Post super!!! Sono nella stessa situazione, ho tre bimbi tra i tre e i sette anni.
    Proviamo a viaggiare,ma ancora è un incubo…
    Ultimo in Germania a dicembre, da impazzire!!!. Abbiamo deciso,forse sbagliando, che per un altro po, faremo viaggi tranquilli e soprattutto nella bella stagione…per il resto…sono sicura che torneremo a viaggiare prima o poi….

    • Reply letiziadorinzi 24 marzo 2018 at 10:14 am

      Grazie Stefy. Bisogna fare quello che ci si sente. Per me, ad esempio, non viaggiare in inverno sarebbe impensabile, piuttosto rinuncio al viaggio in agosto. Tanto noi ci ammaliamo in ogni stagione ah ah ah
      Un abbraccio grande e grazie per essere passata di qua. E vedrai che presto tornerete a viaggiare

  • Reply Famiglia Cuoco 16 maggio 2018 at 1:51 pm

    Ma davvero c’è ancora bisogno di sottolineare tutto questo? Capiscimi non è una critica a te che l’hai scritto, è solo che non ci credo che la gente ancora non si rende conto di quanto ogni neonato, ogni situazione, ogni famiglia è diversa e non c’è proprio niente da idealizzare, né mamme, né papà, né bimbi. Una volta era diverso, ma ora con internet, con la condivisione, con il muoversi e conoscere molto di più si dovrebbe aver capito che nessuno ha il sacro Graal dell’educazione in mano. E che dove c’è una mamma e un papà che stanno bene, ci saranno dei figli che stanno altrettanto bene!
    Comunque ripetere non fa mai male, quindi ben vengano post come questo!

    • Reply letiziadorinzi 16 maggio 2018 at 5:42 pm

      Eh guarda se bazzichi un po’ nei forum ti rendi conto di quanto siamo ancora lontani dall’idea che ognuno è a sè e che ogni bambino è una persona e quindi un essere unico e irripetibile. I giudizi, più o meno velati, si sprecano. Così come le gare a chi va più lontano. Giusto ieri mi sono imbattuta in una richiesta di una mamma con una bambina di due mesi che chiedeva consiglio per dove andare. Le risposte sembravano la gara a chi ce l’ha più lungo dei miei compagni maschi delle medie, tanto per fare un paragone. Repetita iuvant, come si suol dire. Meglio essere chiari, insomma. Un abbraccione grande

  • Reply Carla P. 22 maggio 2018 at 8:00 am

    Meno male che c’è chi non finge! 🙂
    Pensa che io da accanita viaggiatrice, e non solo per svago visto che devo farlo anche per lavoro, ancora non ho fatto un viaggio in aereo con i miei figli, nemmeno in auto più distante di 300-350 km.
    Il motivo? SCLEREREI. Io e anche il mio Socio (aka papà). Sono sincera, sarò controcorrente, le cosiddette mamme-pancine avranno un sussulto e inneggeranno alla barbarie, ma io nun ce la posso fà.
    I miei due mini vichinghi selvaggi non sono fatti (per ora, s’intende) per lunghi momenti fermi su di un sedile e a me (noi) l’idea di azzardare un lungo viaggio alltogether fa rabbrividire. Sono piccoli, hanno le loro esigenze, i loro tempi (che sono ben diversi da quelli di altri bambini), e io non voglio forzare la mano in nome di un non so bene cosa a dimostrazione che anche con i bambini piccoli si può fare tutto. NO. Noi non possiamo fare tutto e va bene così. Non resteranno piccoli per sempre e noi siamo sereni nell’accettare che ci sia un momento in cui si debba rallentare. 🙂

    • Reply letiziadorinzi 22 maggio 2018 at 3:31 pm

      Grazie Carla per questo bellissimo commento.
      Io la vedo come te, ognuno ha i suoi ritmi, conosce i propri bambini, sa cos’è meglio non solo per loro ma per il benessere psicofisico (più psico a volte) di tutta la famiglia. Per me è la figlia numero 2 l’ostacolo, se avessi avuto solo lei probabilmente avrei fatto molti meno viaggi. L’importante è essere sereni. E non importa se non si è mai preso l’aereo, ci sarà tempo e come dici tu arriverà il momento.
      Un abbraccio grande

  • Reply Tiziana 1 agosto 2018 at 4:57 pm

    Bellissimo post… mi ha colpito, anch’io tre figli, 6,6 e 3 anni. Due gemelli diversi, uno sempre nel lettone e attaccato alla tetta, una super indipendente… ho lottato tanto pure io con le teorie di nonne, suocere e tutte quelle che volevano dispensare consigli, ma devo dire che per lo più me ne sono fregata e ho fatto di testa mia… non sono una grande viaggiatrice ma mi piace, e con i bimbi siamo fortunati, dico sempre che in viaggio sono molto più bravi che a casa…certo sono tre disperati e bisogna sempre organizzarsi per spostamenti in macchina nelle ore più opportune, televisione e giochi in macchina, itinerari adatti, pause ecc finora ho fatto viaggi fai da te eccetto tenerife con i gemelli a 18 mesi e crociera in tre… quest’anno per il 10 anniversario volevo un viaggione… sorpresa! In agenzia mi dicono che in 5 non mi offrono nulla sotto i 7000 euro per una settimana!!! Non mollo, anche stavolta troverò la meta adatta ma è davvero così difficile uscire dall’europa in cinque???

    • Reply letiziadorinzi 6 agosto 2018 at 1:48 pm

      Che bello il viaggione per l’anniversario!!! Immagino che in agenzia la tariffa sia quella purtroppo. 5 è un numero complicato. Le camere sono tutte quadruple, ti vengono offerte una doppia e una tripla purtroppo. E il prezzo lievita. Io al momento rimango in Europa ma comincio a buttare un occhio agli USA, ovviamente fai da te. L’unico modo è giocare d’anticipo, parecchio anticipo, soprattutto per i voli. Speriamo che tu riesca a realizzare il tuo sogno, te lo auguro.Un abbraccio

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