L’albero di Anne

Bambini fortunati. Bambini a cui la fortuna ha voltato decisamente le spalle.

Bambini che possono permettersi di trascorrere i pomeriggi a giocare tra il corso di nuoto e la partita di calcio. Bambini costretti a lavorare 14 ore al giorno.

Bambini obesi per troppe merendine. Bambini che muoiono di fame. Bambini liberi. Bambini schiavi.

Due realtà talmente diverse che sembrano appartenere a pianeti di galassie lontanissime. Eppure siamo tutti qui, a condividere, in maniera poco equa e poco responsabile, le risorse di questa meravigliosa Terra.

E noi, quelli che, nonostante ci si lamenti sempre, viviamo al calduccio con la pancia piena, abbiamo un dovere. Sacrosanto. Ricordarci ogni giorno di essere quelli fortunati. Perché, nonostante le sfighe che ognuno potrebbe elencare, abbiamo avuto tutti una fortuna sfacciata, altro che superenalotto. Nascere nella parte ricca di mondo.

Inutile nascondersi dietro pensieri bucolici. In Africa non hanno niente e sono più felici. Sfoderano sorrisi che disarmano. Verissimo. Ma, se abbiamo un briciolo di onestà, non è vero che faremmo cambio.

Ci terremmo volentieri paturnie e vita stressata pur di non perdere la villetta col giardino e le lasagne nel piatto.

Ma… c’è un ma.

Non è detto che rimanga tutto immutato per sempre. E dobbiamo esserne consapevoli. In fondo a cosa serve studiare storia se non a questo? Magari dedicando meno tempo a Etruschi e Sumeri per approfondire il nostro passato recente. Quello che i nostri nonni hanno vissuto sulla loro pelle. Tornando dalla Russia mezzi congelati, osservando i raid passare sopra le loro teste, convivendo con la paura. Quella stessa paura che ora sta impregnando le nostre menti, inutile fare tanto gli eroi. E quindi, a maggior ragione nel periodo storico che stiamo vivendo, non possiamo continuare a proteggere i nostri figli dalla realtà. A far credere loro che è tutto bello, magico e meraviglioso.

Il male esiste, purtroppo.

E ci sono giornate che sono state pensate proprio per ricordarselo.

Il giorno della memoria.

Mi piace invitare i miei figli a ripensare ad Anna Frank, alla sua casa che abbiamo visitato ad Amsterdam, al suo diario. A quella bimba che desiderava soltanto andare in bicicletta.

E mi piace leggere libri che fanno riflettere. Che scuotono e sconvolgono. Che parlano di guerra e di bambini che vi si trovano, loro malgrado, in mezzo.

Libri che trattano i temi più difficili con poesia. Con illustrazioni bellissime. Con parole scelte con cura e attenzione.

Uno di questi è L’Albero di Anne.

Un libro semplicemente geniale, che riprende alcuni stralci del diario di Anna Frank adattandoli alla narrazione. La storia della giovane ebrea viene  narrata dal punto di vista di un ippocastano che se ne sta in un giardino al numero 263 di Prinsengracht ad Amsterdam.

Albero di Anne 2

Albero di Anne 1

Un albero che vuole raccontare la sua storia prima che gli uomini decidano di ammutolirlo per sempre abbattendolo. L’ippocastano si vanta di aver regalato “a una ragazza di tredici anni, prigioniera come un uccello in gabbia, un po’ di speranza e di bellezza”. Le ha dato conforto regalandole lo spettacolo dell’alternarsi delle stagioni. Ha cullato i suoi sogni, le ha mostrato le bellezze del mondo, superiori a tutte le brutture.

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Perché come dice Anna stessa:

Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto, sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di persone, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerà a volgersi al bene, che anche questa durezza spietata finirà, e che nel mondo torneranno tranquillità e pace.

Una frase che spiazza perché maledettamente attuale.

E che ci fa sperare, anche questa volta, in un mondo migliore.

Consigli di lettura sulla Shoah

Tra i libri che abbiamo letto sull’argomento in famiglia ecco alcuni titoli che mi sento di consigliare: Il volo di Sara, La Portinaia di Apollonia,  Il Mestolo di Adele, L’albero della Memoria. Ho ordinato in biblioteca L’Uomo del Treno (indicato dai 12 anni) che leggerò prima io per vedere se è adatto. Per quanto riguarda gli adulti, l’ultimo libro che ho letto sul tema è stata La Chiave di Sara, che mi è piaciuto molto.

Vi andrebbe di scrivere nei commenti le letture che consigliate su questo tema, sia per bambini che per adulti? Mi piacerebbe che rimangano facilmente rintracciabili e reperibili anche in futuro.

Grazie in anticipo a chi vorrà collaborare!

9 thoughts on “L’albero di Anne”

  1. Ho condiviso il tuo post, spero non ti dispiaccia. Non avrei saputo usare parole migliori per descrivere il mio stesso pensiero e quello che cerco già di trasferire ai miei figli.
    Proprio l’altra sera è passato a bassa quota sopra casa nostra un aereo militare, con un rombo fortissimo che ha fatto tremare anche i muri. Non è la prima volta, certo. Ma per la prima volta un brivido di terrore mi ha attraversato la schiena, pochi secondi, ho guardato mio figlio che giocava poco più in là di me e per un attimo ho provato l’annichilimento, il terrore, la consapevolezza di essere un niente in balia degli eventi. Quello che purtroppo, molte persone vivono quotidianamente invece, non avendo scampo, non avendo modo di proteggere quello che di più caro hanno al mondo: i loro figli, la loro famiglia.

  2. Mi hai fatto venire i brividi mentre leggevo. E’ esattamente quello che provo io. Da quando sono mamma non posso non provare terrore per il futuro e cercare speranza anche tra le pagine di un libro. E vorrei che i miei figli capissero davvero quanto sono fortunati e quanto sia inopportuno lamentarsi per cavolate, quando davvero hanno tutto e di più. Grazie mille per la condivisione. Un abbraccio

  3. Non lo conoscevo questo libro Leti!! Meravigliosa come sempre!! Non avrei saputo esprimere meglio quello che provo anche io, come persona e come mamma… a volte penso che Fede sia ancora troppo piccolo… ma forse sta a me/noi prendere il coraggio a due mani e iniziare ad affrontare il discorso!!
    Faccio un salto in libreria va….
    Un abbraccio grande e infinitamente grazie per la condivisione…

  4. Ale grazie a te, di cuore. Anch’io mi chiedo spesso quale sia l’età giusta. Ma poi quando guardo certe immagini di bambini piccolissimi in zone di guerra mi chiedo: “e se domani arrivasse qui?”. Non voglio terrorizzarli ovviamente, ma non voglio nemmeno tenerli nella bambagia. E mi piacciono le discussioni che nascono. Tipo ieri, rileggendo il libro, MAtteo mi chiedeva com’è possibile che tutti abbiano dato retta al signore cattivo che voleva imprigionare gli ebrei. Appunto, com’è possibile? Alla fine mi ha detto che vuole andare a vivere in Svizzera perché lì le guerre non si fanno (non so nemmeno chi gli abbia detto che la Svizzera è neutrale).
    Un abbraccione grande Ale

  5. Bisogna predisporsi con umiltà per scorgere fra le righe,spesso si legge ma non se ne coglie la sofferenza,il dolore,convinto che tutto parta all’interno della famiglia,e certi traumi si portano poi in età adulta quando ormai è troppo tardi,forse per rimediare,per rinascere..
    Ogni volta che penso a quel periodo mi viene un misto di tristezza e di rabbia,avrei voluto esserci e ribellarmi,avrei voluto poter dare un sorriso di speranza a chi oggi sicuro sia un angelo che veglia su di noi…
    Ma non smetto di chiedermi perchè….
    Perchè cosi tanto male,perchè tutto questo è dovuto succedere,e a quale scopo..
    Oggi tanti bambini sono ‘comprati’,viziati perchè non si ha piu tempo o voglia di dialogare con loro,nemmeno di affrontare con loro le nostre e le loro paure…
    Ci si vergogna perfino di mostrarsi deboli davanti a loro,quando dovrebbe essere normale…..

    Complimenti per il blog,molto toccante….
    La tua sensibilità traspare nello scritto come nel cantato 🙂
    ciao….Jimmy

  6. Grazie mille Jimmy per i complimenti e per le tue parole. Hai ragione quando dici che oggi ci si vergogna a mostrarsi deboli anche davanti ai propri figli. E non dovrebbe essere così. Meritano rispetto e sincerità, devono sentirci chiedere scusa se sbagliamo. E hanno il diritto di vederci piangere se siamo tristi.
    Grazie ancora per essere passato di qua.
    Un abbraccio.

  7. Ciao!
    Io ho prentato in biblioteca per i bambini “La città che sussurrò”. È consigliato dagli 8 anni. È la storia di un villaggio, guidato da una bambina che ha salvato gli ebrei dai nazisti.
    Ti saprò dire di più quando arriva! 😉
    Anna

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