La casa di Anna Frank

Oggi è il giorno della memoria, la ricorrenza per commemorare le vittime dell’Olocausto.

Non possiamo più cambiare quello che è avvenuto. L’unica cosa che possiamo fare è imparare dal passato e comprendere cosa voglia dire discriminare e perseguitare persone innocenti. Sono convinto che ognuno di noi abbia il dovere di lottare contro i pregiudizi. (Otto Frank, 1970)

Al di là delle riflessioni che si possono fare in merito, la mia domanda è: da che età è giusto parlare di questo tipo di argomenti?

La scorsa primavera abbiamo fatto un bellissimo viaggio itinerante con meta finale Amsterdam. E non credo si possa visitare quella splendida città senza rendere omaggio ad Anna Frank. Io avevo già visitato la casa museo, mio marito no e voleva andarci.

Le opzioni erano due: che ci andasse lui da solo o che ci portassimo tutta la famiglia.

Ho riflettuto a lungo su quale potesse essere la soluzione migliore.

Il sito della casa museo consiglia la visita dai 10 anni in su per ovvie ragioni.

Ma dentro di me una vocina mi diceva di fregarmene un po’ delle raccomandazioni, di preparare i bambini e di tentare quell’esperienza.

Perché per certe cose non è mai troppo presto.

I miei timori erano due: che non capissero la serietà che quella visita richiedeva o, al contrario, che la capissero fin troppo bene e che facessero incubi a non finire.

E come spesso capita quando si viaggia con i bambini, ti meravigli di quanto possano sorprenderti. Entrambi i timori si sono rivelati infondati.

Diario di viaggio di Matteo
Diario di viaggio di Matteo

Prima della visita avevo sommariamente spiegato la storia, semplificandola all’estremo senza però banalizzarla.

C’era una volta un signore cattivo che odiava un popolo, gli ebrei. Purtroppo quel signore era talmente cattivo e talmente potente che riuscì a far uccidere tantissime persone, bambini compresi. Alcuni riuscirono a nascondersi per un po’, come Anna Frank. Ma anche restare nascosti non era facile. Non si poteva fare pipì per tutta la giornata. Non si poteva nemmeno parlare, né giocare perché nessuno doveva accorgersi che nell’edificio viveva qualcuno.

I bambini amano le storie, per quanto terrificanti esse siano. E anche in questo caso non c’è voluto molto per catturare la loro attenzione.

Per tutta la durata della visita non c’è stata una sola risatina, un solo capriccio, un solo  “mamma ho fame/sete/sonno/devo fare pipì”.

I bimbi hanno guardato con interesse ogni filmato soffermandosi su alcune frasi del diario, soprattutto quella in cui, come unico regalo di Natale, Anna chiedeva questo:

Andare in bicicletta, ballare, fischiettare, osservare il mondo, sentirmi giovane, sapere di essere libera, ecco cosa vorrei. (Anna Frank, 24 dicembre 1943)

E mi hanno osservata piangere senza battere ciglio.

Perché questa volta, da mamma, la visita è stata ancora più straziante. Oltre all’immensa tragedia dell’Olocausto, mi ha colpita profondamente  il dramma di un padre, sopravvissuto alle sue bambine.

Non posso nemmeno immaginare che cosa deve aver provato Otto nello scoprire il diario, di cui ignorava l’esistenza, e nel leggere la sofferenza della figlia.

Anna.

Olanda 2 265

Come la mia bambina. Un intreccio di emozioni .

E Matteo e Anna, 6 e 4 anni, mi hanno fatto un milione di domande, terribilmente spiazzanti e dalla logica ineccepibile.

“Mamma ma se quel signore era così cattivo, perché tutte quelle persone l’hanno seguito? Non potevano chiuderlo in prigione?”

E infine, la domanda che temevo…

“Mamma,  vero che non succederà mai più?”

Cosa rispondere?

Non lo so, nessuno può dirlo. L’unica cosa che so è che abbiamo il dovere di inculcare certi principi nelle menti dei nostri bambini.

E non è una responsabilità da poco.

6 thoughts on “La casa di Anna Frank”

  1. Anche io e Pina, nella visita di qualche anno fa ad Amsterdam, abbiamo toccato con mano quanto tu, oggi, descrivi così bene e con tanta emozione personale! Quello che mi fa malissimo è sentire che, dopo tanti anni, qualcuno possa negare che questo sia effettivamente accaduto! Che tutte queste sofferenze, umiliazioni e morti, siano successe! E, per la verità storica e per il rispetto ai tantissimi martiri, è necessario parlarne sempre, in ogni occasione, in ogni luogo! E, soprattutto, con le generazioni che ci sostituiranno nel tramandare queste aberrazioni!

  2. A noi era successo la stessa cosa quando le abbiamo portate sui luoghi dello sbarco. Non è stato difficile spiegare loro cosa fosse successo. E’ stato più difficile, come dici tu, Letizia, fare i conti con le nostre emozioni di adulti. Loro sono splendidi e così “puliti” da avere orecchie per l’ascolto. A noi adulti spetta il compito arduo di non nascondere, di insegnare loro e di tramandare queste storie che non vanno mai dimenticate. Un abbraccio!

  3. È proprio vero Dany, loro sotto certi punti di vista sono davvero puri e cristallini, ti spiazzano e ti sorprendono. Sanno fare esattamente la domanda che non vorresti sentirti chiedere ma allo stesso tempo dare una risposta è un fondo meno complicato del previsto. I luoghi dello sbarco sono nella wish list estiva… Ti dirò! Bacio

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