Val Roseg: un’avventura nella neve

Rimanere bloccati nella neve.

Chi non l’ha mai sognato?

Fuori dal mondo, niente macchine, solo pini dal profumo intenso quasi inebriante e una distesa bianca infinita e croccante che pare quasi un immenso lago ghiacciato.

Tanta neve. Una bufera che non dà tregua. Una quantità di neve talmente esagerata che, per rischio valanghe, la valle viene chiusa.

E chi si trova proprio in fondo a quella valle, nell’unica struttura ricettiva esistente in mezzo al nulla più assoluto, in quel nulla ci deve restare.

Per forza.

Euforia mista a un pizzico di sana tensione.

Quell’imprevisto quasi piacevole, quasi desiderato, che ti costringe ad allungare obbligatoriamente la vacanza di un paio di giorni. Dopo i primi deliri degli irriducibili lavoratori brianzoli (“no io devo tornare per forza al lavoro. Vado a piedi fino a Pontresina, da lì prendo il trenino rosso fino a Tirano e poi il treno fino a casa”) smorzati sul nascere dal padrone del rifugio perché il rischio valanghe è altissimo anche per chi imbocca il sentiero a piedi, finalmente passiamo tutti alla modalità “chissenefrega quando mai mi ricapita di rimanere bloccato nella neve?”

Del resto la natura, quando ci si mette, fa capire che è inutile cercare di opporsi, è lei a comandare.

Ce ne facciamo una ragione. L’albergo-rifugio è tutto per noi, tre famiglie e sei bambini super emozionati, e il proprietario ci racconta che lì, in quel posto meraviglioso e un po’ fuori dal mondo che si chiama Val Roseg, capitano spesso inconvenienti di questo tipo.

Siamo in Engadina, un angolo di Svizzera che adoro. Non per niente il turismo invernale è nato proprio qui, nel lontano 1864, per una scommessa lanciata da un albergatore lungimirante, Johannes Badrutt, che propose ai turisti estivi di ritornare nella stagione invernale.

Perché quel lago ghiacciato e quella maestosa montagna che fanno da cornice a una Sankt Moritz sempre baciata dal sole erano di una bellezza talmente strabiliante che era davvero un peccato non poterne godere anche in inverno.

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La Val Roseg non è una prima donna. Se ne sta un po’ defilata, è uno di quei posti in cui non capiti per caso.

Ed è questo che la rende favolosa. Si parte da Pontresina, una delle fermate del famoso trenino rosso.

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Se si bazzica da quelle parti, estate o inverno che sia, vale la pena fare una piccola deviazione, prendere una carrozza se si è romantici sognatori (o pigroni)…

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… oppure fare una bellissima passeggiata nel bosco fino a raggiungere il Roseggletcher, unica struttura ricettiva della zona.

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Un pranzo sulla terrazza che domina la vallata, una scivolata col bob e si torna a destinazione. Solitamente accade così.

Non a noi, chiaramente.

La terrazza è impraticabile, la fitta coltre la ricopre. I sentieri sono off limits, nemmeno si vedono.

E a quel punto non resta altro da fare che… giocare.

Anche nella tormenta.

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La neve è da sempre il mio elemento naturale nonostante io sia nata in un torrido agosto. Torno bambina, ma bambina sul serio. Prime impronte nelle distese imbiancate, scorpacciate di polvere bianca, discese col bob, angelo nella neve, battaglie senza esclusione di colpi, guance paonazze, guanti fradici.

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Pausa d’obbligo.

Ma non una pausa qualsiasi. Camino e cioccolata calda, partita a carte, giochi di società, risate a gran voce, nasi incollati al vetro per cercare di distinguere la sottile linea che divide cielo e terra.

Una massa informe di bianco tendente al grigio che ci fa sentire sospesi a mezz’aria.

Usciamo al crepuscolo per ammirare in religioso silenzio i cerbiatti che cercano cibo nelle mangiatoie posizionate poco distanti dall’edificio.

Tre giorni che scorrono così, lentissimi, la percezione del tempo svanisce. Silenzio surreale, natura ovattata, e neve che continua a cadere imperterrita, centimetro dopo centimetro fino a superare abbondantemente il metro.

E ci sentiamo talmente proiettati in un’altra dimensione che quando i fiocchi cessano di volteggiare quasi quasi ci dispiace.

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Il sole fa una prima timida apparizione, vediamo gli elicotteri, sentiamo il rombo dell’esplosivo usato per provocare valanghe artificiali in modo da garantire una condizione di sicurezza per i passanti.

Attendiamo qualche ora e, dopo un viavai continuo di spazzaneve, il sentiero viene riaperto.

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La prima carrozza trascinata dai cavalli appare come una visione tra gli alberi.

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Siamo liberi, ammesso che ci fossimo mai sentiti prigionieri. L’incanto finisce ma il ricordo rimane vivido nelle nostre menti.

La degna conclusione di un’avventura indimenticabile, formato famiglia.

CONSIGLI UTILI

Se gli inconvenienti non sono graditi, se si convive con l’ansia perenne  (in un momento iniziale di panico, avendo da poco scoperto di essere incinta dopo una gravidanza finita non proprio benissimo, ho pensato a tutti gli scenari più tragici che sarebbero potuti accadere. E no, i soccorsi non sarebbero mai arrivati e io da lì non mi sarei potuta muovere) meglio controllare le previsioni del tempo ed eventualmente decidere di cambiare meta. Noi sapevamo che avrebbe nevicato tanto, ma ci piaceva l’idea. E soprattutto ignoravamo il fatto che la valle venisse di prassi chiusa per pericolo valanghe.

L’albergatore non ci ha avvertiti, sicuramente in buona fede. Forse perché per la gente di montagna è naturale assoggettarsi al potere di Madre Natura. Non abbiamo pensato nemmeno per un secondo che l’avesse fatto di proposito anche perché le notti di sosta forzata di soliuto vengono offerte gratuitamente.

Lo stesso purtroppo non vale per il vitto.

E siamo in Svizzera.

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Ottima cucina da leccarsi i baffi ma dopo una prima cena da signori con vino e dolce, le sere successive abbiamo diviso i piatti in due e bevuto acqua di rubinetto.

Le camere sono molto semplici con bagno in comune ma in perfetto stile montano. Volendo si può risparmiare ulteriormente dormendo in camerata.

Un posto straconsigliato per chi vuole vivere la montagna vera lasciandosi alle spalle la folla che si riversa (fortunatamente) nelle mete più blasonate.

8 pensieri su “Val Roseg: un’avventura nella neve”

  1. Ci farei la firma!! Anche io all’isola tropicale, piuttosto bloccata in montagna per neve tutta la vita!! Quel trenino là rosso è un grande invito lo sai vero??? mamma che vogliaaaa ma quando arriva la neve???

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