Gulliver e i Lillipuziani a Valencia

Alcuni genitori pensano che non valga la pena viaggiare con i bambini perché, si sa, da grandi non ricorderanno niente o quasi.

Un inutile dispendio di denaro e di energie, quindi.

Ma, mi chiedo… voi ricordate tutto dei viaggi che fate?

Io no.

Prendiamo Parigi, per esempio. Ci sono stata tante volte, eppure, non so perché, la Ville Lumière non mi rimane in testa. Ricordo i monumenti, ovviamente, ma non come raggiungerli, non saprei come muovermi. Quando ci ritornerò, dovrò comunque munirmi di cartina e  guida e studiare l’itinerario, come se fosse la prima volta.

E che dire di Dublino? Ci ho vissuto per tre settimane. Sì, è vero, era il secolo scorso ma non ero una bambina. Eppure ricordo solo pochissimi dettagli come la statua di Molly Malone in Grafton Street  e la biblioteca del Trinity College.

Una città completamente nuova da scoprire, insomma.

Viaggiare non serve a mettere croci (o a grattare stati) su una cartina tanto per dire di esserci stato.

O almeno non solo.

Una meta può essere riscoperta a distanza di anni ed essere rivissuta in maniera completamente diversa e inaspettata.

Perché quello che fa la differenza è l’emozione che si prova in quell’istante.

E l’emozione dipende da tantissimi fattori, dalla compagnia, dall’umore del momento, dalle condizioni atmosferiche, dalla stagione….

A volte l’emozione forte, quella che ti toglie il fiato, può legarsi indissolubilmente a un luogo, dando vita a un ricordo che rimane impresso in maniera indelebile.

E basta una foto o un diario di viaggio per far riaffiorare memorie che sembravano sopite.

Anche nei bambini.

E’ il caso di Valencia.

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Anna non ricorda quasi nulla della città, aveva 3 anni quando ci siamo stati. Non ricorda i pesci dell’Acquario né lo spettacolo di delfini che l’aveva lasciata letteralmente a bocca aperta.

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Non ricorda la Ciudad de las Ciencias

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… i giganteschi dinosauri …

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…  e nemmeno il famoso negozio di caramelle del centro da dove è stato difficile portarla fuori!

Ma ricorda benissimo un rinoceronte del Bioparco che girava continuamente in tondo, disegnando sulla sabbia un cerchio perfetto.

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E ricorda con entusiasmo il parco di Gulliver.

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In effetti, come darle torto.

E’ un paradiso per i bambini e non solo.

Il nostro appartamento era proprio a cinque minuti a piedi da quel parco meraviglioso dove concludevamo (e a volte iniziavamo) le nostre giornate.

Adagiato nel letto ormai asciutto del fiume Turia, il corpo di Gulliver si distingue da lontano.

E’ il celebre personaggio nato dalla penna di Jonathan Swift immortalato in uno dei momenti di sua massima vulnerabilità. Svegliatosi dopo il naufragio, Gulliver si trova su una spiaggia, impossibilitato a muoversi perché legato con mille corde e circondato da minuscole e curiose creature.

I Lillipuziani.

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E quei piccoli uomini alti sei pollici non gli danno tregua, lo esplorano, lo studiano, lo torturano.

Proprio come i piccoli Lillipuziani di Valencia.

Cioè noi.

Non ci stanchiamo di arrampicarci tra i suoi capelli, ci nascondiamo tra i suoi vestiti, ci appoggiamo alle sue mani, scivoliamo tra le sue braccia.

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Lo esploriamo, lo torturiamo e ci divertiamo a crepapelle.

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Un crescendo di risate e di emozioni che proprio non si può dimenticare.

No, nemmeno a tre anni.

 

10 thoughts on “Gulliver e i Lillipuziani a Valencia”

  1. Nooooooo…. cosa mi hai fatto scoprire di Valencia!!!! Noi ci siamo stati in moto, in coppia di allegri e romantici fidanzati… e se il bioparc e l’acquario non ce lo siamo fatti mancare… il parco di Gullievr no.. e quindi mi associo a Daniela… e non vedo l’ora di ritornare laggiù in versione family!!

  2. Alessandra devi tornarci assolutamente! Secondo me è una delle città più affascinanti per i bambini. Anche il Bioparco è il migliore che io abbia visitato finora. E’ inutile, anche le tappe da fidanzati o sposini vanno assolutamente rifatte in versione mammaepapà!

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