Parole in libertà Riflessioni

Di turismo responsabile e pensieri sparsi

6 settembre 2018
Bretagna insegne

Questo post è stato iniziato, poi lasciato da parte, poi ripreso.

Sulla mia pagina Facebook ho avuto uno scambio sincero di opinioni di cui sentivo la necessità.


Mi trovo a un bivio abbastanza importante, parlo del blog. Quando tutto è iniziato era un gioco, un gioco bellissimo. Poi è arrivato il marciume e il gioco ha cominciato a farmi schifo. Ma ho continuato a giocare, cercando di non lasciarmi coinvolgere da tutto ciò che mi disgustava fino ad arrivare a una fase in cui mi viene perfino da ridere osservando alcune dinamiche.  Della serie, non ti curar di loro ma guarda e passa. I dubbi però non sono finiti. E ogni tanto ci tengo a essere chiara e a esprimere come la penso. Un modo per togliermi un peso dalle spalle, che di pesi ne ho già abbastanza.

Nell’ultimo anno ho cominciato a nutrire una profonda preoccupazione per la diffusione e la sponsorizzazione selvaggia e senza alcun criterio di alcuni luoghi. In particolare le paranoie sono iniziate dopo il post sulla Val Verzasca della scorsa estate.

Valle Verzasca con bambin

Non certo per merito mio (o colpa, dipende dai punti di vista), il posto è stato scoperto quasi in contemporanea da alcuni famosi videomaker. Il video, bellissimo tra l’altro, è diventato virale in pochi giorni, anche grazie al titolo volutamente sensazionalistico: “Le Maldive di Milano”. I contenuti erano fuorvianti, a partire dalle indicazioni per raggiungere quel luogo speciale che, ahimè (o per fortuna, dipende ancora una volta dai punti di vista), non si trova certo a un’ora dal capoluogo lombardo. Ma quel video ha smosso migliaia di persone e la Val Verzasca è stata presa d’assalto.

Pur essendo quel post uno dei più letti in assoluto del mio blog, so di non avere un pubblico così numeroso (per fortuna, lo dico sinceramente), ma la mia goccia ha comunque contribuito ad alimentare quel mare selvaggio e incontenibile.

È un anno che rifletto su questa tematica, a più riprese. Con la conseguenza che di alcuni posti in cui vado non dico più nulla, forse sbagliando. Mi riferisco soprattutto alle mete di un giorno, alle gite fuori porta. Vivendo nelle vicinanze di Milano, il bacino di utenza è immenso. Basta un tamtam selvaggio e, tanto per fare un esempio, il mio albero magico del Curone verrebbe preso d’assalto.

Non è quello che voglio ma, cosa più importante, non è quello che vorrebbe il luogo.

Dallo scambio di opinioni che ho avuto con alcuni di voi ho ricavato parecchi spunti e ho confermato alcune idee che avevo già. Di alcuni posti continuerò a non parlare. Punto. Di altri rimarrò volutamente vaga.

Una frase tra le tante che mi sono state scritte in privato mi ha colpita.

“Se uno un luogo non sa andare a cercarselo, non merita di viaggiare”.

Ora, io non sarei così categorica, non fraintendetemi. Mi dissocio da questa affermazione. Il tempo del bianco e del nero è finito, lasciando spazio a milioni di sfumature di grigio, altro che le cinquanta famose. Però, come per i pettegolezzi di paese, un piccolo, minuscolo, fondo di verità c’è.

Dare indicazioni troppo precise, parlo sempre di luoghi da preservare, può essere un’arma a doppio taglio che smuove anche i maniaci del selfie compulsivo, per cui conta solo il far vedere di esserci stati non tanto l’esperienza in sé. Dire “al secondo cartello a destra, poi al ramo spezzato a sinistra e subito dopo dritto per un quarto di miglio, non potete sbagliare” fa aumentare tantissimo le visualizzazioni. Perché, inutile negarlo, la maggior parte delle persone non ha tempo di spulciare e cercare, e non ha nemmeno voglia. Trovare, consentitemi l’espressione brutta ma che rende l’idea, la pappa pronta fa comodo. E dare informazioni più dettagliate possibili accresce l’autorevolezza di un blog. Perché lì trovo tutto quello che mi serve e non ho bisogno di cercare altrove.

Io non voglio essere il centro commerciale dove trovi tutto. Il mio blog è volutamente di nicchia, è stato concepito così fin dall’inizio. Come un piccolo negozietto artigianale.

Quello in cui magari entri e non compri nulla ma ti è piaciuto talmente tanto che ti ha trasmesso qualcosa comunque. Te lo ricordi insomma. Quello in cui non trovi tutto, ma quello che trovi è fatto bene, col cuore.

L’ho pensato così e, a distanza di quasi cinque anni, così è rimasto. Un po’ come la piccola libreria di Kathleen Kelly, contro il colosso di Joe Fox in C’è posta per te. Non vi nego che in alcuni momenti è stato difficile non lasciarsi sedurre dal cantico di mille sirene. E non vi nego nemmeno che in alcuni momenti ci rimango male per le tante, tantissime porte sbattute in faccia per i miei numeri non esorbitanti. Vedersi scavalcare e passare avanti da persone che, perdonate l’arroganza, non stimo per nulla a volte ferisce.

Poi mi fermo e rifletto. Sono un negozio artigianale, se entrassero tutti quei clienti dovrei cambiare bottega. Ingrandirmi, vendere un po’ di tutto, diventare un surrogato di grande distribuzione che non saprebbe fare bene neppure quella. Non fa per me. Lo dico sinceramente.

So che non avevate bisogno di questo post, ma ne avevo bisogno io. Avevo bisogno di mettere nero su bianco alcune cose, di fissare alcuni puntini sulle “i”.

E di ricordarmi sempre di quelle insegne in ferro battuto che mi piacciono tanto. Perché io sono quella cosa lì.

E quella cosa lì voglio rimanere.

Turismo responsabile: in concreto cosa cambierà tra queste pagine

I pipponi vanno bene ma poi non si vive di sola aria fritta, ci si rimbocca le maniche e si prendono alcune decisioni. Questo paragrafo sarà in continuo divenire e verrà aggiornato costantemente. Ecco ciò che mi impegno a fare. E a essere.

  1. Di alcuni luoghi resterò vaga, sia sui social che qui. Questo significa che se, a istinto, credo che un posto non possa essere oggetto di un turismo di massa, non metterò le indicazioni precise di come raggiungerlo. Poi magari ve le andrete a cercare da un’altra parte, è un rischio che so di dover correre. E magari qui non ci tornerete più, perché “quella non dà indicazioni precise di dove devo svoltare al secondo cartello a destra”. Di nuovo, è un rischio. Ma non voglio essere corresponsabile di uno sviluppo selvaggio. Non voglio, in alcun modo, incrementare il fenomeno di chi ha bisogno di sapere tutto e subito perché necessita solo di uno scatto veloce. Se il posto ti piace tanto, sono sicura che un pizzico di fatica puoi anche farla per cercarlo. E ogni vero viaggiatore sa che quella fatica è il sale del proprio vagare.
  2. Mi impegnerò, come ho sempre fatto, a mantenere comportamenti corretti in viaggio. La sicurezza prima di tutto. Non mi vedrete andare in infradito in montagna, né vantarmi di esserci riuscita. Non mi vedrete fare il bagno dove c’è il divieto, anche se quella cascata è troppo bella e verrebbe una foto da urlo. Se sbaglio, perché posso sbagliare sono umana, scriverò l’errore commesso in buona fede, in modo che altri non lo ripetano.Valle Verzasca con bambin
  3. Cercherò di inserire, come spero di aver sempre fatto, riferimenti culturali e letterali che abbiano un senso anche per la sottoscritta, non solo perché così dice Wikipedia. Non per fare la maestrina, ma perché credo fortemente che ci voglia un minimo di contesto e di conoscenza del luogo, quando lo si visita. Dilaniare un posto significa impoverirlo.
  4. Continuerò a non vendermi come grande esperta di tutto lo scibile umano. Frequento – virtualmente e non – alcuni blogger che stimo molto come professionisti ma soprattutto come persone. Non ho la pretesa di sapere tutto, di aver visto tutto e di essere informata su tutto. Sarò generosa di link (veri e reali, non furbate varie) ad altri articoli più autorevoli, nell’interesse del lettore e soprattutto della destinazione. Se non conosco la storia di un luogo ma ho letto un post interessante che ne parla, lo metterò nei link. A rischio che poi da qui ve ne andiate. Ma, ripeto, il quadro generale è decisamente più importante delle mie visualizzazioni.
  5. Cercherò di dissociarmi sempre pubblicamente dagli scempi che vedo in viaggio e ne parlerò spesso. Formare le coscienze credo sia fondamentale. Magari ci sono comportamenti errati che compio ripetutamente senza conoscere la gravità del loro impatto. Leggendo, informandomi, posso correggermi. Credo fortemente che ognuno debba fare la propria parte.
  6. Mi impegnerò sempre a diffondere il bello. Perché è vero che la bellezza salverà il mondo. Il bello della natura, di un paesaggio che eleva alla contemplazione, di un fenomeno che fa venire le lacrime agli occhi, del silenzio di una chiesa con un raggio di sole che la attraversa, di un bambino che si ferma ad ascoltare, di un piccolo gesto che rivoluziona, di un sorriso che dà una svolta alla giornata. Io non sono blogger, sono cantastorie ed è proprio il bello che voglio raccontare.

Castello di Bamburgh

 

 

 

Se siete arrivati fin qui, vi ringrazio. Di cuore.

Vuol dire che io sono il negozietto artigianale e voi siete quei clienti meravigliosi che ti fanno venire voglia di aprire la baracca ogni mattina.

Grazie. Sinceramente.

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14 Comments

  • Reply MammaFarAndAway 6 settembre 2018 at 7:22 pm

    Che bello entrare nel tuo negozietto artigianale speciale.
    ti ho letta tutta d’un fiato come al solito e mi sono resa conto di essermi persa il tuo post del 28 agosto con quell’interessante discussione.
    Le tue riflessioni cascano a fagiolo. Sono appena rientrata da 2 giorni nelle Cinque Terre e Porto Venere ed ho visto cose sconvolgenti, per la mia etica e per il mio modo di viaggiare. Cartelli e transenne delle amministrazioni comunali con scritto “divieto di transito” e simbolo del pedone che non può passare e la gente che scavalcava, perchè in quella scogliera faceva figo andare per fare un selfie. Roba che se poi uno ci resta secco son cavoli amari. Ti assicuro che io e Ger siamo stati gli unici a non andare. Sfigati? No, turisti responsabili. Ma questo è solo un esempio, quello più eclatante. Potrei andare avanti ore.
    Mi unisco ai tuoi buoni propositi e viva il turismo responsabile.

    • Reply letiziadorinzi 6 settembre 2018 at 8:24 pm

      Grazie cara! Tu sei una delle persone belle che stimo e che linko :))

  • Reply Sara 6 settembre 2018 at 7:26 pm

    Grazie!
    Di quello che fai, di come lo fai e soprattutto delle riflessioni, mai banali,che ti sono compagne di viaggio…..
    Sara

    • Reply letiziadorinzi 6 settembre 2018 at 8:20 pm

      Grazie mille Sara, di cuore 🙂

  • Reply Alessandra 6 settembre 2018 at 11:36 pm

    Bella riflessione, che condivido soprattutto dopo il viaggio in Islanda della scorsa estate…
    Viaggiatore contro turista… viaggiare non é fare il turista… Uno va per vivere una esperienza, l’altro va a vedere un posto e farsi una foto da pubblicare…
    Certo che viaggiare con i bimbi ti porta piú naturalmente ad essere un viaggiatore e non un turista… Se ascoltassimo di piú i bambini e vivessimo di piú secondo i loro ritmi ed esigenze saremmo un mondo migliore! O no?

    • Reply letiziadorinzi 7 settembre 2018 at 6:01 am

      Ciao Alessandra bella la tua riflessione. In realtà io ho un po’ superato questo concetto, perché se stiamo a ben vedere il vero viaggiatore non esiste più, almeno per come la vedo io. Nel senso che se ci tolgono google maps abbiamo perso la capacità di cavarcela. Se ci tolgono booking o airbnb non riusciamo più a prenotare un alloggio. Sono generalizzazioni, ovviamente. Ma questa cosa a me fa molto riflettere. Poi quello che dici è verissimo, c’è chi un posto lo vive e c’è chi vive solo per mostrare di esserci stato. Ed è sconfortante, davvero. L’Islanda è il mio sogno non vedo l’ora di andarci. Un abbraccione

  • Reply Serena Puosi 7 settembre 2018 at 6:19 am

    Cara Letizia,
    con le tue parole – che condivido in pieno – mi hai aperto gli occhi su comportamenti che adottavo anche io senza riuscire a spiegarmi la veduta d’insieme, ossia non voglio essere un centro commerciale e sponsorizzare qualunque cosa passino le agenzie. Condivido le varie frustrazioni e ancora non vi ho trovato soluzione, ma post come questi mi fanno capire di non essere sola nel fare le cose per bene. Grazie sinceramente.

    • Reply letiziadorinzi 7 settembre 2018 at 2:18 pm

      Grazie Serena, di cuore. Detto da te che lo fai di professione vale doppio. Perché a volte io mi tiro un sacco di menate ma ho il vantaggio di non doverci pagare le bollette, di avere un altro lavoro che mi soddisfa e mi appaga. Questo però non toglie che vivo il blog come una seconda professione (visto che la prima è part-time) e voglio fare le cose per bene. Soprattutto non voglio alimentare comportamenti sbagliati, anche in buona fede. Penso per esempio alla condivisione di tanti eventi che ho fatto anche in passato. Alcuni sembravano organizzati in maniera seria, in realtà ci siamo ritrovati in metà di mille, tutti insoddisfatti. Perché non c’è preparazione in questo ambito. E da parte di tante, troppe persone, manca totalmente il rispetto dei luoghi. Grazie, di nuovo. Significa molto per me. Un abbraccio grande

  • Reply Silvia 7 settembre 2018 at 7:39 am

    Ho scoperto per caso il tuo blog. Mi piaci perché con questo post hai dato voce a quello che penso da sempre su questo tema. Condivido e sottoscrivo tutto. Anch’io ho un blog di viaggi e spesso mi sento un pesce fuori d’acqua rispetto ad altri blogger. Adoro il
    silenzio e i luoghi dove non c’è il turismo di massa, posti da vivere e da assaporare veramente. Io stessa quando pubblico un post mi domando se sto facendo la cosa giusta, col rischio di contribuire a trasformarlo in una meta diversa da come l’ho conosciuta io. Felice di seguirti!

    • Reply letiziadorinzi 7 settembre 2018 at 2:24 pm

      Ciao Silvia, che piacere. Nemmeno io conoscevo il tuo blog, adesso vado a spulciare. Ma viste le premesse, direi che siamo in totale sintonia. Figurati che io farei la guerra anche ai droni. L’ultima volta che sono stata al lago di Braies era un ronzio unico. Per carità le riprese dall’alto sono spettacolari ma ci vorrebbe una regolamentazione dettagliata perché credo che la situazione stia sfuggendo di mano. Felice che tu sia passata di qui. Grazie, di cuore. Un abbraccio

  • Reply Laura 7 settembre 2018 at 7:45 am

    Adoro la tua bottega lo sai. Condivido le tue parole e mi piace pensarti come cantastorie. Come ti avevo già detto, tu hai un dono, quello di saper scrivere e a trasmettere un pensiero, un’idea…insomma arricchisci le persone. Se vorrai parlare del bello essendo vaga sarà un buon compromesso. Io ti seguirò comunque. Cercherò altrove ciò che non troverò qui, ma se sarai di ispirazione lo scriverò nell’articolo. Grazie Leti, condividere con noi i tuoi pensieri vi fa sentire importanti…poi ci montiamo la testa ?

    • Reply letiziadorinzi 7 settembre 2018 at 2:22 pm

      Grazie Laura, troppo buona. Tu sarai una fonte inesauribile di link perché tanti viaggi che fai sono totalmente nelle mie corde :)) IO proseguirò un po’ come ho sempre fatto, ma limitandomi soprattutto sulle gite di un giorno. Nel senso, del Northumberland posso anche scrivere “terza pecora a destra, sempre dritto e lo trovi” tanto ci andranno sì e no due persone in croce ah ah ah (di cui una, me lo sento, potresti essere tu). Ma per quanto riguarda le mete di un giorno, quelle dilaniate, starò molto più attenta. Conterò fino a dieci, rileggerò questo post mille volte e poi agirò di conseguenza.
      Un abbraccio grande e grazie per il sostegno, il supporto e le belle parole che da parte tua non mancano mai

  • Reply Joska 7 settembre 2018 at 4:00 pm

    Proprio per tutti i punti che hai elencato, fino al sesto, continuerò a seguirti! Magari anche solo per viaggiare con la mente…

    • Reply letiziadorinzi 11 settembre 2018 at 2:54 pm

      Grazie mille Joska! Troppo gentile. Un abbraccione

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