Terme in Toscana con i bambini. Più o meno.

Sognavo i giardini di Sissi, quelli del parco di Castel Trauttmansdorff a Merano, in Alto Adige. Poi ho visto una foto su Pinterest e mi sono detta: “no, qui ci devo andare per forza”.

E lì ci sono andata, o meglio non proprio, ma l’intento era quello.

La meta erano le vasche termali all’aperto dei Bagni San Filippo. Se non le conoscete, cercatele in rete e vi basterà una foto per innamorarvene. Praticamente una Pamukkale in terra italica. Se siete stati nella Pamukkale originale, in Turchia, sapete di cosa parlo.

Giornate autunnali ancora miti, sole, terme. Questo era il programma su cui tutto il weekend verteva.

E ovviamente il programma, come da copione, è stato stravolto. Febbre della piccola, inizio di bronchite. Che faccio? La immergo nelle vasche all’aperto e mi gioco due settimane di asilo? O la preservo? Ho optato per la seconda scelta. Perché in questo posto bisogna starci con il relax totale che merita, non con l’ansia da “mi tocca legarla per farle l’aerosol”.

Non contenta, ho pensato – in un attimo di follia, lo ammetto –  di andare alle terme di Bagno Vignoni, aperte anche ai bambini. Poi, dando un’occhiata al sito, l’invito al silenzio mi ha fatto intendere che non sarebbe stata un’esperienza alle terme di Merano, dove i bambini sono davvero ospiti graditi. Qui avrei trascorso due ore tutto fuorché rilassanti. Perché la piccola di casa, che sembra abbia ingoiato un altoparlante alla nascita, in silenzio non ci sarebbe mai stata. Nemmeno sotto minaccia o tortura. Avrei dovuto scusarmi continuamente con la gente, leggere nei loro sguardi la frase che io stessa, in tempi remoti, avrei pensato: “ma a questi cos’è venuto in mente di venire qui (a disturbarci)?”. O, la variante peggiore, “ma l’educazione non gliel’hanno insegnata a questi bambini?”.

L’abbiamo pensato tutti da non genitori. Poi ti riproduci e ti rimangi il 90% delle tue convinzioni ferree, scolpite nella pietra. Non credo di avere figli maleducati, ma nemmeno santi e statici. E di sicuro non silenziosi. Perciò, per il rispetto degli altri e per il mio benessere psicofisico, in certe situazioni preferisco non cacciarmi. Riconosco i nostri limiti.

Niente terme convenzionali, quindi, ma un assaggio d’acqua calda assolutamente family friendly.

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Al Parco dei Mulini di Bagno Vignoni ci saremmo potuti rimanere delle ore. Canali in cui scorre acqua termale calda a portata di mano, letteralmente, che un tempo consentivano il funzionamento del mulini anche in estate, quando i fiumi erano in secca.

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Il tepore del sole, il colore del foliage nella valle, le millemila ghiande da raccogliere.

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Una vasca enorme al posto della piazza, dove, fino al 1978, era possibile immergersi e fare il bagno. Immaginate lo spettacolo. Bagno Vignoni è un borgo minuscolo che sembra davvero uscito dalle fiabe.

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Vicoli e locali caratteristici, un tripudio di quella toscanità che risiede nell’immaginario collettivo comune. Quella per cui gli stranieri impazziscono, quella che a un certo punto ti viene da chiederti se non sia stata artificiosamente allestita per il set di un film.

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Una corsa tra le viuzze e ancora una pucciata di mani nei canali. Troppo invitanti per non approfittarne.

Un panino al volo e via a caccia di paesaggi da fotografare.

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L’occhio in Val d’Orcia non può rimanere deluso. La bellezza è ovunque. Quella bellezza vera, di cui avevo già parlato qui. Una bellezza che ti annebbia la vista perché senti le lacrime affiorare, quella meraviglia che speri possa rimanere immutata per sempre. Perché anche le generazioni future hanno diritto di goderne.

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Colline come di velluto che si susseguono morbide creando un gioco di luci e ombre quasi palpabile. Un effetto ottico che, per un attimo, ti fa illudere di essere tra le dune del deserto. Lontana chissà dove.

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Una natura che ti rimette in sesto, ti lascia un senso di calma profonda e ti spinge a buttare all’aria ogni programma. Voglia di lentezza. Che Siena l’abbiamo già vista e può aspettare. Le curve di queste strade provinciali sterrate invece sono un inno alla sosta. Al “fermati, devo scattare una foto”. Solo una, non di più, perché non vorresti compiere sacrilegio, rubare l’anima a quel paesaggio che chiede solo di essere guardato. Anzi di più, contemplato.

E ancora via verso Pienza, uno dei borghi più belli d’Italia nonché Patrimonio Unesco. Scorci bellissimi, zucche ovunque che aggiungono una pennellata di colore.

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Castagnata in piazza, profumi che si mescolano ai sapori regalando l’essenza dell’autunno più bello, quello con l’aria frizzantina, le mani fredde e i nasi rossi.

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E con il sole che tramonta presto mostrandoci un bellissimo  tramonto sulla vallata.

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La strada sterrata che ci porta verso un posto fantastico che per tre giorni abbiamo chiamato casa.

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La meraviglia dei frutti autunnali, i rami traboccanti di olive che caratterizzano questa stagione.

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Un cinghiale spaurito che ci appare nel buio, talmente enorme da sembrare un orso. Una di quelle piccole avventure che si raccontano anche a distanza di tempo. Quel dettaglio che ti fa ricordare dove hai lasciato un pezzetto di cuore.

E un pezzettino del nostro, di sicuro, è rimasto in Val d’Orcia.

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Toccherà andare a recuperarlo.

INFORMAZIONI UTILI

Dicono che la Val d’Orcia sia stupenda in tarda primavera e non stento a crederlo. Ma immagino che sia anche più affollata. Invece queste giornate autunnali ancora meravigliosamente miti regalano un’esperienza davvero unica, con pochissima gente e strade praticamente deserte.  E poi la bellezza di riscaldarsi davanti a un camino scoppiettante in un casolare del ‘400 non ha uguali. Così come è interessante assistere alla raccolta delle olive.

Abbiamo soggiornato in un casolare bellissimo a Cosona che si raggiunge percorrendo 4 chilometri di strada sterrata. Totalmente fuori dal mondo. L’appartamento era gigantesco, con un camino e tutto il necessario per la colazione compreso nel prezzo. Vittoria, la padrona di casa, è una persona davvero molto disponibile e ospitale.

Le strutture ricettive in questa zona non mancano e sono tutte splendide e curate. Come da nostra tradizione, abbiamo sempre mangiato in casa tranne l’ultimo pranzo sulla via del ritorno in un posto speciale che mi sento davvero di consigliare. Il Ceppo, un’osteria tra Siena e Monteriggioni. C’eravamo già stati qualche anno fa e avevamo anche pernottato.  Cucina tipica toscana, una gentilezza unica e un’ospitalità senza pari. Uno di quegli indirizzi preziosi che tornano sempre utili, sia come base per visitare Siena che per un pranzo veloce di passaggio.

Buona Val d’Orcia in autunno!

 

 

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