La festa dell’alpeggio a Chiareggio in Valmalenco: bambini felici tra mucche e marmotte

Una curva che si sussegue rapidamente all’altra non lasciandoci nemmeno il tempo di cambiare marcia. Si sale sempre di più, le orecchie si tappano, segno che stiamo davvero arrivando in montagna.

Un ruscello che scorre, il ghiacciaio che, dall’alto, ci osserva e ci ricorda, se mai ce ne fosse bisogno, quanto ci manca la neve.

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Una manciata di case in legno, profumo di bosco umido misto a funghi. Un rumore di campanacci dapprima ovattato poi sempre più cristallino e assordante.

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Mucche ovunque tenute a bada da bambini che, per l’occasione, indossano gli abiti tradizionali.

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Si intravede nei loro sguardi la soddisfazione , l’orgoglio di essere parte integrante di questo paesaggio. Di essere bambini che sanno come si munge una mucca e come si fa il formaggio. Non perché l’hanno visto fare nel laboratorio di una fattoria didattica, ma perché il nonno li fa lavorare sul serio nella stalla.

È questa l’essenza della festa dell’alpeggio a Chiareggio, in Valmalenco. 

Ripenso, per un istante, a quando mia nonna mi faceva tenere il coniglio prima di ammazzarlo, come se fosse un rito di iniziazione, come se io avessi dovuto imparare i segreti di ogni suo gesto per ripeterli un giorno. Chissà.

Che io da allora non mangi coniglio è un dettaglio che la dice lunga. Eppure, al di là del ribrezzo che provavo, ero orgogliosa di raccontare ai miei compagni di scuola che mia nonna aveva la mucca , faceva il burro e sì, anche che ammazzava i conigli. Tutto ciò la rendeva una figura di altri tempi, quasi un mito per chi viveva nel paesotto industrializzato di pianura.

E per un attimo, scrutando gli occhi di quei piccoli montanari, rivivo la sensazione di orgoglio di chi sente di appartenere a un mondo lontano.

Ammiro le guance rosse, il sorriso furbo di chi la sa lunga, molto più di noi, gente di città. E come dar loro torto. Io una mucca ho provato a mungerla, ma con scarsissimi risultati.

Seguiamo, come in processione, i piccoli montanari verso il prato in cui i contadini stanno per iniziare la mungitura.

Inizia a piovere.

Un turista chiede se non si può aspettare che smetta. E io, tra me e me, mi domando come abbiamo fatto a ridurci a questo punto, come abbiamo potuto creare questo baratro profondo tra noi e la natura. Non è uno spettacolo, uno show allestito tanto per far divertire i bambini. La mucca non può aspettare, se ne frega della pioggia. Vuole soltanto svuotare le mammelle gonfie.

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Da mamma che ha allattato, provo profonda solidarietà per la povera bestia e una gran pena per il turista che nemmeno si rende conto dell’assurdità della sua richiesta.

I contadini proseguono nel loro gesto con l’eleganza di chi sta compiendo un rito sacro. E il latte scende velocemente, a cascata, schiumoso e vaporoso. Sembra quasi una nuvola di panna montata.

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La mucca, immobile, si lascia accarezzare dai bambini. Una scena bucolica, con la pioggerella fitta che scoraggia la ressa.

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Inizia così la nostra festa dell’alpeggio a Chiareggio.

Un evento davvero bello e genuino, come il sapore dei formaggi, del miele o delle torte al grano saraceno che si possono acquistare.

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Dove si può prendere un piatto di polenta a offerta libera.

Dove la sera, dopo cena, ci si può riscaldare accanto a un falò, sorseggiando vin brulé e ascoltando le favole. Niente di troppo costruito, un libro della buona notte e poi l’invito ad andare a nanna, che la serata è fatta per i grandi con la loro fisarmonica e le risate alticce.

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E poi il sole che ci accoglie al mattino e lascia scorgere un paesaggio mozzafiato.

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Gli aquiloni che colorano il cielo.

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Le mucche pronte a sfilare, addobbate di tutto punto. La più bella vincerà il primo premio, la questione è seria.

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La passeggiata con gli alpaca e il giro a cavallo.

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E infine loro. Le vere protagoniste del nostro weekend.

Le marmotte. 

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Perché nessun evento, nessun laboratorio, nessuna attività per quanto bella possa essere può superare lo spettacolo della natura.

La semplicità che batte ogni artificio e che spiazza. La semplicità della montagna vera, quella che emerge alla perfezione tra le pagine di un libro che, in versione audio, accompagna sempre i nostri viaggi on the road.

Conoscete “Torneranno le quattro stagioni” di Mauro Corona? È bellissimo.

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Di una dolcezza infinita. Storie di montagna che hanno una morale profonda, più o meno velata. Che fanno riflettere, nella loro estrema semplicità. Uno dei racconti che preferiamo è “La marmotta”. Animale diffidente, tra i più sfuggenti, che impiega giorni e giorni prima di avvicinarsi alla mano amica che le porta il cibo.

Una sfida insomma.

Siamo partiti alla volta di Chiareggio con questo desiderio nel cuore. Riuscire a fare come Anita, la protagonista della storia, e diventare amici di una marmotta. Ammirare in religioso silenzio l’animale che, sospettoso, decide di uscire dalla tana e di fissarti qualche secondo negli occhi prima di afferrare la carota che hai lanciato e tornare velocemente a nascondersi.

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Uno sguardo rapido che vale come un ringraziamento.

Una conquista impensata che ci lascia con una gioia profonda nel cuore. Mi sono emozionata, sinceramente.

Perché la marmotta da noi si è lasciata avvicinare, si è fidata anche solo per un istante.

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Ed è per le mucche, il ghiacciaio, il ruscello ma soprattutto per l’occhio vispo della marmotta che a Chiareggio, di sicuro, ci torneremo presto.

Con tante carote.

Festa dell’alpeggio a Chiareggio: informazioni utili

La festa dell’Alpeggio di Chiareggio (questo il racconto di una mamma blogger amica, se volete un altro punto di vista) si svolge a fine settembre e non è una vera e propria transumanza. E’ un evento più in piccolo ed è proprio in questo che risiede il suo fascino.

La gente c’è, inutile negarlo, soprattutto la domenica. Ma il paesino è minuscolo e basta uscire dalla via principale per trovare silenzio e solitudine.

Consiglio di arrivare il sabato e di trascorrere la notte in uno degli alberghi del centro abitato. I prezzi sono contenuti, la cena ottima e c’è il vantaggio di essere già sul posto al mattino presto e di godersi il paese nella calma più totale. Le strutture ricettive non sono molte, io ho prenotato con un mesetto d’anticipo e ho faticato a trovare posto.

Inoltre è sicuramente l’unico modo per riuscire ad avvistare le marmotte. Dalle 11 in poi, infatti, il prato si riempie di famiglie che si preparano per il picnic e diventa quindi impossibile vederle.

Va da sé che a Chiareggio non si va solo per la festa dell’alpeggio ma anche, e soprattutto, per respirare aria pura – siamo a 1600 metri di altitudine – per stare nella pace assoluta e per ammirare le marmotte.

Ammirarle. Non infastidirle. Ho visto scene raccapriccianti. E i protagonisti non erano bambini, né ragazzotti, ma adulti.

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Di fronte a certe cose io mi infurio, divento una belva.

C’erano alcuni bambini, tra cui i miei, seduti in silenzio a debita distanza dalle tane. Fermi ad aspettare, col fiato sospeso per paura di far rumore.

E idioti con teleobiettivi da paparazzi piazzati direttamente sopra i nascondigli. Talmente stupidi da non rendersi nemmeno conto che la marmotta non sarebbe mai uscita da lì con loro nei paraggi.

Ecco, io non sono stata zitta. Vi prego, non fatelo nemmeno voi.

Perché certa gente deve capire.

E le marmotte vi ringrazieranno, magari proprio rosicchiando una carota dalle vostre mani.

 

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