Bretagna, Normandia, Loira e giù di lì

L’avevo intuito il 2 gennaio che questo sarebbe stato un anno difficile, per usare un eufemismo. “Di merda” sarebbe la definizione più appropriata. Tutto è partito con un furto e una distorsione alla caviglia, ovviamente mentre ero in montagna a sciare.

Ma eravamo solo all’inizio, Capodanno era passato da una manciata di ore, il peggio sarebbe dovuto arrivare. E infatti è arrivato.

Sono stati mesi intensi, emotivamente e fisicamente difficili.

E ogni volta che ho cercato di staccare la spina, di prendermi una pausa, di dimenticare per un momento la realtà, puntualmente è successo di tutto.

Ormai ci ho fatto il callo. Sono diventata un’esperta nella revisione di piani, una maga nel cercare di ricomporre il puzzle con i (pochi) pezzi a disposizione. Giusto per dare un senso compiuto alla figura, anche se magari qualche tessera qua e là ti manca.

Quest’ultimo viaggio non ha fatto eccezione.

Anche questa volta siamo partiti per il nostro tanto desiderato on the road tra Normandia e Bretagna con un paio di giorni di ritardo per febbre a 40 dell’ultimogenita che era già sotto antibiotico. E in corso di viaggio anche gli altri due si sono ammalati, costringendoci a rallentare un pochino i ritmi. Ho dovuto rinunciare ad alcune mete che sono da tanto, troppo tempo nella mia wish list.

E siccome bisogna fare di necessità virtù, è la vita che ce lo chiede, ho pensato di creare un nuovo itinerario su cui sto già mentalmente lavorando. Sarà il viaggio delle mete mancate, di quelle che ormai eri lì a un passo ma niente… nemmeno quella volta ce l’hai fatta. Sarà un on the road che si snoderà tra Svizzera, Francia, Belgio e Gran Bretagna, che tanto ormai le distanze in auto ci fanno un baffo.

L’ho già visualizzato sulla cartina, basta solo unire i puntini. Avete presente i giochi enigmistici per bambini? Il principio è lo stesso. Nel mezzo tra un puntino e l’altro vedremo cosa infilarci.

Nel frattempo aspiro le millemila briciole annidate tra i seggiolini, butto le centinaia di bottiglie di plastica che si sono infilate ovunque, cerco un modo per pulire macchie non ben identificate che impreziosiscono i sedili e danno alla nostra auto un aspetto vissuto. Da superstite, diciamo.

E scarico le migliaia di foto fatte.

Le foto che rappresentano un viaggio in cui la natura è stata la grande protagonista.

Scogliere a picco sul mare, spiagge infinite, granchi e conchiglie da raccogliere.

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L’immensità del Creato davanti alla quale mi sono più volte commossa. Letteralmente. Con i bimbi che mi dicevano “mamma perché piangi? Ti sei fatta male?”

Con buona pace di musei e castelli che abbiamo snobbato, il bisogno di silenzio e spruzzi di onde sulla faccia era impellente.

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Dell’itinerario che avevo preparato meticolosamente a febbraio è rimasto poco o niente. Ho fatto tabula rasa, ho dimenticato le “dieci cose da fare assolutamente in Bretagna”. Non mi sono nemmeno comprata la guida, l’ho presa in prestito in biblioteca.

Il risultato è stato sopra ogni aspettativa e prossimamente vi racconterò tutto nei minimi dettagli.

Intanto vi lascio qualche immagine, per stupirvi, commuovervi. Per ringraziare Dio, la Natura, il Creato o chi vi pare.

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Perché davanti a spettacoli simili non si può non provare un profondo senso di gratitudine ed è doveroso ricordare che siamo infinitamente piccoli e insignificanti.

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