Il mio Natale romano

E’ bello vivere un luogo superturistico da insider. Se poi la località in questione è la città eterna beh lo è ancora di più.

Perché di città belle al mondo ce ne sono a bizzeffe ma è inutile Roma è Roma. Dopo tutto Caput Mundi non per niente, no?

Guardi la gente che si accalca in fila davanti al Colosseo e decidi che ci puoi tornare tranquillamente un’altra volta.

La ammiri sotto la pioggia sapendo che la rivedrai presto con il sole.

I figli hanno la febbre alta e ti tocca startene tappata in casa ma tanto ci saranno altre occasioni.

Arrivi davanti a fontana di Trevi e la monetina, bimbi permettendo, te la tieni in tasca.

Entri a San Pietro e prima di rimanere affascinata davanti alla perfezione della Pietà di Michelangelo lanci uno sguardo al fonte battesimale dove siete state battezzate tu e la tua ultimogenita, la chiusura di un cerchio, il tributo d’onore per questa città che porterò sempre nel cuore.

Natale 2011 038

Una città che trasuda storia millenaria e anche un pezzettino di insulsa storia mia.

E allora sì, ci sta fare tutte le volte la spola davanti alla scuola dove mio padre ha fatto le elementari, rivedere per l’ennesima volta la bottega di scarpe dei miei nonni, la chiesa dove si è sposata mia zia, il seminterrato dove vivevano i miei bisnonni approdati in cerca di fortuna dalle colline marchigiane.

E Roma per me è Natale. Un controsenso per una che ama a dismisura la neve e che pagherebbe oro per vivere un 25 dicembre imbiancato.

Ma è così.

Il Natale romano da quando sono nata è sempre stato una tavola con piatti e bicchieri spaiati, tovaglia rossa con macchie ormai indelebili, abbacchio fritto che non ho mai assaggiato e olive ascolane, quelle vere, che quasi non fanno in tempo ad arrivare in tavola perché qualcuno le ha già sbranate in cucina. Che poi prima o poi questo qualcuno dovrà mettersi d’impegno e imparare la ricetta, è la tradizione che lo impone.

Il Natale romano è la tombola con le bucce di mandarino per coprire i numeri, le carte consunte, il pandoro messo a scaldare sul calorifero, un albero con lucine vintage che definirlo orrendo è riduttivo. Ma se lo prepara una novantenne tutto sommato non ti puoi lamentare.

Un presepe dove statuette centenarie decapitate e alte due spanne condividono la scena con pastorelli di plastica alti cinque centimetri e comprati un paio di decenni fa a Piazza Navona.

Il Natale romano è un itinerario che si ripercorre da anni, sempre il solito.

Perché altrimenti che tradizione sarebbe?

Eccolo qui il nostro tour personalizzato formato famiglia.

Vi va di seguirci?

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