Zaanse Schans con i bambini, una seconda chance

Perché sì, quell’amico viaggiatore vero, quello un po’ pazzo ce l’abbiamo tutti.

O almeno io ce l’ho.

Quello che ti chiama il 30 dicembre e ti dice: “Domani vieni in Marocco con me?” E tu gli rispondi: “Ale, io il 2 lavoro come faccio?” “Vabbè dai al massimo ti licenzi e trovi qualcos’altro”.

Quello di cui hai quattro numeri di cellulare e non sai mai quale sia quello giusto, perché ogni numero corrisponde a un posto in cui è vissuto o vive.

Quello che non ti manda una partecipazione ma ti chiama e ti dice: “Mi sposo tra una settimana in Toscana”. E tu, col gambone dolorante e in malattia per un crociato e un menisco massacrati post-sciata, gli rispondi che in Toscana guidando non ci puoi proprio andare. E che poi c’è il controllo dell’inps.

Ma lui di queste cose se ne sbatte.

E quella volta mi sa che un po’ se l’è legata al dito.

Il lui in questione si chiama Alessandro e, fortunatamente, non è la mia metà.

Fortunatamente perché noi due insieme, credo, ci saremmo ritrovati a vivere sotto un ponte.

Col cappello a cantare nelle metropolitane. Come abbiamo fatto una volta a Colonia, vabbé lasciamo stare.

Lui vive in Germania ormai dai tempi dell’Erasmus, quando ci siamo conosciuti e abbiamo vissuto 12 mesi davvero splendidi.

Perché a noi di trovare l’avventura amorosa straniera, fissa di molti studenti, non ce ne fregava assolutamente nulla.

Io ero felicemente fidanzata con l’attuale consorte e lui se ne faceva una a ogni calar del sole ma non aveva voglia di legami.

Avevamo in comune quel bisogno di libertà assoluta.

Quel decidere il venerdì pomeriggio dove si sarebbe andati da lì a un paio d’ore con il fantastico Wochenende Ticket.

35 marchi e potevi viaggiare in 5 su qualunque treno regionale tedesco per tutto il weekend. Con 7 marchi a persona, all’epoca circa 7 mila lire, avevamo la Germania ai nostri piedi.

Ci sentivamo al centro dell’Europa, e…  sì in effetti fisicamente lo eravamo pure. Ma era più la sensazione, quell’idea di avere il mondo in pugno, di essere giovani, intelligenti, poliglotti, belli (beh sì dai pure quello), fighi insomma. Diversi.

E passavamo le sere a parlare di viaggi e mete da raggiungere davanti ai piatti che lui, campano vegetariano, cucinava. La sua focaccia di patate me la sogno ancora ogni tanto.

Perché sto raccontando tutto questo? Adesso ci arrivo.

Con Alessandro e un’altra nostra amica, Angela, abbiamo girato l’Olanda da backpackers. A metà marzo, si gelava. E noi a zonzo dalla mattina alla sera perché dovevamo vedere tutto, ma proprio tutto. Tranne Zaanse Schans.

Perché lui a Zaanse Schans nossignore,  non ci voleva andare assolutamente.

“No, dai cazzo è roba per turisti”. Ma noi fanciulle non demordevamo.

Insomma se ci vanno tutti qualcosa di carino ci sarà pure da vedere, no?

Foto di rito nello zoccolo gigante, giretto tra le viuzze del villaggio  che mostra un po’ com’era la vita in passato, visita alle case-museo, un assaggio di formaggio.

Sì, insomma un luogo turistico nell’accezione più negativa del termine.

Ma questo ad Alessandro mica gliel’ho detto.

Io e la mia amica l’abbiamo trascinato tutto il tempo borbottante e l’abbiamo obbligato a scattarci fotografie della peggior specie.

E mentre ridevamo del suo disappunto in realtà, in cuor mio, mi ripetevo che a Zaanse Schans di certo non ci sarei più tornata.

Ma come si dice? Mai dire mai nella vita.

Passano X anni e mi ritrovo in Olanda da mamma con tre bimbi al seguito.

Dopo aver girato in lungo e in largo il paese, ci dirigiamo verso Amsterdam, dove ci attende la nostra houseboat.

Ma è ancora presto per ritirare le chiavi.

Cosa facciamo, cosa non facciamo?

Ma sì dai fermiamoci a fare un giretto a Zaanse Schans.

E così torno in quel luogo di cui ho un ricordo scialbo, insignificante.

Lo affronto senza grandi pretese e con l’entusiasmo ai minimi storici.

E invece, potere dei bambini, ne esco piacevolmente sorpresa. Tanto da comprare, mi vergogno a dirlo, la classica foto da turisti a fine giornata. Con la scusa che una foto insieme tutti e cinque non ce l’avevamo.

Con ancora ben impresso nella mente lo spettacolo di Kinderdijk,

Kinderkijk con i bambini

… ci lasciamo stregare dai mulini a vento che qui un tempo erano tantissimi.

Zaanse Schans con i bambini

Lo Zaan, la zona industriale a ridosso di Amsterdam, vantava infatti la presenza di centinaia e centinaia di mulini che venivano utilizzati per la produzione non solo di farina, ma di tabacco, pigmenti, vernici, olio e carta.

Ne visitiamo uno e rimaniamo affascinati dalle scalette strettissime che conducono in cima e dagli ingranaggi enormi.

Zaanse Schans con i bambini

Entriamo nelle piccole botteghe caratteristiche e visitiamo il museo degli zoccoli dove assistiamo a una dimostrazione, la seconda del nostro viaggio.

Zaanse Schans con i bambini

Sì, a onor del vero molto più turistica della prima, fatta in un casolare sperso nella campagna olandese. Il dimostrante, microfonato, più che un falegname sembrava un fotomodello o un cantante di una boy band, ma per i bambini è stato ugualmente istruttivo vedere come da un pezzo di legno si riescono a creare dei veri e propri capolavori.

Perché chiamarli semplicemente zoccoli sembra quasi dispregiativo.

Zaanse Schans con i bambini

Zaanse Schans con i bambini

Zaanse Schans con i bambini

Zaanse Schans con i bambini

E ovviamente  ci divertiamo a entrare e uscire dallo zoccolone gigante.

Zaanse Schans con i bambini

Zaanse Schans con i bambini

Esattamente come avevo fatto in quella gelida mattina di marzo.

Complice il sole primaverile, la soddisfazione per essere quasi alla fine di un viaggio on the road meraviglioso e speciale perché il primo in cinque, la consapevolezza che da mamma basta che i bambini siano felici e tu sei felice … mettiamo tutto sul piatto della bilancia e …sì Zaanse Schans mi sembra  ancora turistica ma… boh … carina.

Sono cambiata io? Forse.

E’ cambiata la percezione che ho del mondo che mi circonda? Può essere.

Diciamo che ho perso un po’ di quella presunzione giovanile, quella che ti faceva stare sul piedistallo a snobbare le mete dove andavano tutti. Per carità, quando sento la classica frase “adoro viaggiare. Sono stato in villaggio a Cancun, Zanzibar e Sharm” mi si accappona sempre un po’ la pelle ma non vedo più il mondo tutto bianco o tutto nero. Comincio a percepire la bellezza del grigio. Ognuno viaggia come cavolo gli pare. E ho smesso di pensare che se in un posto ci vanno tutti deve fare necessariamente schifo.

Forse sono diventata grande.

Perciò custodisco gelosamente le fotografie di rito dello zoccolone gigante che tutti hanno e quelle con la carriola in cui sono entrati non so quanti giapponesi prima di noi.

Zaanse Schans con i bambini

E mi commuovo al pensiero di quelle risate argentine, di quei “mamma fai ridere con quegli zoccoli“.

Zaanse Schans con i bambini

Un ricordo prezioso di una Zaanse Schans turistica ma non per questo da buttare.

Una Zaanse Schans che davvero non mi aspettavo.

Zaanse Schans: informazioni utili per la visita

Zaanse Schans è una meta che oggi richiama quasi un milione di turisti all’anno. La vicinanza ad Amsterdam sicuramente la rende un’escursione molto gettonata. Gli orari di apertura sono dalle 10 alle 17 tutti i giorni della settimana.  Una vasta area del villaggio è gratuita mentre gli ingressi alle botteghe, ai musei e ai mulini (consigliatissimi prezzo sui 4-5 euro) sono a pagamento e regolamentati anche da orari diversi.

Noi siamo arrivati direttamente in auto perché reduci da un viaggio on the road di più giorni. Se invece vi trovate ad Amsterdam senza macchina avete due opzioni. Dalla stazione centrale potete prendere il treno (come ho fatto X anni fa)  direzione Koog-Zaandijk (15 minuti di viaggio) e poi percorrere 10 minuti a piedi fino al sito. Altrimenti esiste un autobus che porta direttamente all’ingresso e che costa sui 10 euro andata e ritorno.

All’interno del sito ci sono botteghe storiche in cui è possibile mangiare e rifocillarsi. Tipo il waffel io ancora me lo ricordo.

Non mi resta che augurarvi buona visita!

3 thoughts on “Zaanse Schans con i bambini, una seconda chance”

  1. Mi piacciono molto le tue elucubrazioni, sai?
    “non vedo più il mondo tutto bianco o tutto nero”: secondo me a fare la differenza è sempre questa cosa, che si viaggi o meno (beh, i viaggi aiutano). 🙂

  2. Ma grazie!! Beh sì diciamo che sto diventando più saggia. E certo per questo processo di maturazione viaggiare credo sia fondamentale! Non possiamo esimerci dal farlo. Un abbraccio

Rispondi