Il castello di Gropparello

Domenica di fine estate, sole, cielo terso e voglia di vivere un’ultima avventura prima di ricominciare ufficialmente l’anno scolastico con tutti gli impegni del caso.

Voglia di fare esperienze nuove.

Voglia di incontrare creature misteriose.

Voglia di scoprire nuove storie e leggende.

Voglia di bere un goccio di vino buono (okay, quello noi grandi).

Gropparello è la meta che fa al caso nostro.

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Potrei starvi a raccontare che Il parco delle fiabe è il primo parco emotivo d’Italia. E potrei anche dirvi che il castello arroccato su una rupe immersa nella verdissima Val Vezzeno è davvero suggestivo e affascinante.

Potrei, sì, ma in fondo credo che questa meta sia conosciuta da (quasi) tutte le famiglie e non abbia bisogno di grandi presentazioni.

Vorrei quindi cominciare da una storia tragica. Perché sono le storie quelle che si ricordano anche a distanza di tempo. E se sono macabre, chissà perché, catturano ancora di più la nostra attenzione.

Facciamo un salto indietro nel tempo. Ve li ricordate i famosi guelfi e ghibellini? Bene, all’epoca il castello, che si chiamava rocca di Cagnano, era in mano a una famiglia guelfa. E i ghibellini ovviamente cercavano di conquistarlo. Si inserisce in questo contesto la storia struggente che sto per raccontarvi.

C’era una volta una giovane donna di nome Rosania Fulgosio, moglie di Pietrone da Cagnano, signore del castello di Gropparello. La donna, guelfa, era da sempre profondamente innamorata di Lancillotto Anguissola, ghibellino, ma il loro amore era stato ostacolato dalle famiglie di entrambi. Durante un tentativo di assedio ghibellino, Rosania si inginocchiò davanti al comandante delle truppe nemiche per chiedere pietà per la gente del castello. Il comandante in questione scese da cavallo, alzò la visiera dell’elmo per rivelare il suo volto. Si trattava proprio di Lancillotto che ordinò così alle sue truppe di battere in ritirata. Pietrone, informato della vicenda, venne a sapere della relazione tra la moglie e il nemico ma, diabolicamente, fece finta di nulla. Organizzò un banchetto per festeggiare la vittoria e nella coppa di vino della moglie fece versare un sonnifero. La donna, addormentata, fu portata in una minuscola stanza scavata nella roccia sotto le fondamenta del castello e lì venne abbandonata al suo triste destino. Murata viva.

Per secoli furono in molti a cercare la cella di Rosania senza successo. Pare che durante la Seconda Guerra Mondiale un soldato la trovò e lesse la scritta “Muoio innocente”.

Una storia alla Romeo e Giulietta che mette i brividi e che rende questo posto ancora più speciale. Si narra, infatti, che il fantasma di Rosania si aggiri ancora tra le mura del castello e nei giardini.

Ma questo ai bambini più piccoli magari non lo raccontiamo.

Un castello in piena regola, dunque, dove storia e leggenda si intrecciano creando un’atmosfera unica e suggestiva.

Un castello dove vivere un’avventura che difficilmente i bambini dimenticheranno.

Ci prepariamo a entrare nel parco delle fiabe in compagnia del Cavaliere Bianco che si prende la responsabilità di accompagnarci “nello bosco”. E qui conosciamo subito l’ubriacone Aginulfo e il suo ridicolo acchiappazanzare. I bambini sono piegati dal ridere, letteralmente.

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Ma sappiamo che il tragitto nel bosco non sarà una passeggiata, dovremo affrontare pericoli e, forse… incontrare una strega.

Un viaggio fisico ed emozionale, un percorso che fa scontrare i bambini con la più classica delle paure offendo loro anche gli strumenti per superarla.

Si susseguono diversi personaggi. Il frate che parla un dialetto tra l’umbro e il marchigiano e che per un attimo mi fa sussultare il cuore e mi riporta nella mia terra d’origine. E poi il minatore dal volto nero, un tempo giullare ma ormai incapace di provare gioia perché vittima del maleficio della strega.

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La strega, appunto.

Come faremo ad affrontarla?

Grazie alle pietre magiche che vengono consegnate ad alcuni bambini, non a tutti. Un altro messaggio prezioso, il potere della condivisione e dell’altruismo.

Incontriamo la maga che ci indica dove cercare l’aiuto di cui sicuramente avremo bisogno. Perché la strega blocca il passaggio e ci impedirà con ogni sortilegio di uscire dal bosco.

Per fortuna ci pensa il folletto a sdrammatizzare la situazione quando ormai la tensione è palpabile, la si legge negli occhi dei bambini. Nella sua lingua sconclusionata e indecifrabile, rivela la formula magica e diverte i piccoli con una sfera di cristallo.

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E il momento tanto atteso e temuto è arrivato.

Il folletto ci accompagna alla capanna della strega. Piccole manine che afferrano i pantaloni e occhietti mezzi chiusi, un misto di terrore puro e curiosità. Voglio vedere ma non voglio vedere, insomma.

La strega esce dalla capanna e atterrisce col suo lunghissimo vestito nero e il volto coperto.

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Ma niente paura, con la formula e le pietre riusciamo a superare l’ostacolo e a scappare. Su su su, sempre più veloci, la strega altrimenti può catturarci.

E con questo trucco geniale, i bambini affrontano la salita ripida verso l’uscita quasi volando. Una corsa a perdifiato per sentirsi finalmente al sicuro.

Almeno per un istante perché purtroppo non possiamo ancora dirci fuori pericolo.

Ci attende l’orco, il guardiano del bosco. E anche questa volta c’è un trucco per sconfiggerlo. Bisogna trasformarsi in alberi. Braccia protese verso l’alto e immobilità assoluta.

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Ovvero guardare in faccia la paura e affrontarla senza farsi prendere dal panico.

Facile… più o meno.

E finalmente possiamo uscire da questo bosco incantato. Siamo riusciti a superare gli ostacoli, a sconfiggere le forze del male.

I bambini sono stanchi ma eccitatissimi ed è davvero il momento di fare una pausa emotiva.

Un picnic nel prato, una degustazione di vino gratuita che male non fa e si ricomincia. Dopo la visita al meraviglioso castello

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… arriva l’altro momento clou della giornata.

La battaglia.

Travestimenti e spade e si invade il prato alla ricerca dell’orco cattivo. Per poi scoprire che l’orco, in realtà, cattivo non è davvero, poverino. E’ vittima della strega e allora non resta che sconfiggerla, di nuovo.

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Ancora una volta la soluzione è una sola e richiede collaborazione. Bisogna fare un enorme cerchio e tenersi tutti per mano, avendo l’accortezza di fingersi morti poco prima per attirarla nella trappola.

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E finalmente la battaglia è vinta e i prodi guerrieri vengono premiati con il titolo di cavalieri di Gropparello, con tanto di pergamena che lo attesta.

Ora un ultimo evento ci separa dalla fine della giornata: la vendemmia.

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In realtà della vendemmia ho un ricordo vago e annebbiato. 120-180 secondi di puro terrore in cui il cuore mi si è fermato e ho smesso di respirare.

In tema con la giornata, anch’io mi sono trovata faccia a faccia con la paura, quella vera.

“Dov’è Francy?”

Sparita, volatilizzata, smaterializzata.

Panico.

Siamo insieme ad altri amici e ci mettiamo tutti a cercarla. Io mi intrufolo nel bosco ma il mio contributo è pressoché inutile: non vedo nulla, ho la vista annebbiata e la testa confusa.

Perché lei è la cucciola di casa, sì parla ma insomma … così così. E siamo in un bosco, potrebbe essere ovunque.

Ipotizzo in un nanosecondo gli scenari peggiori perché in quei momenti non riesci a essere ottimista. Finalmente dopo 3 minuti che sembrano un’infinità mio marito urla “E’ qui!”

Lei pacifica si era inerpicata sulla salita fino al piazzale dove un paio di famiglie l’avevano bloccata per venirci a cercare.

Come nella finzione, collaborazione e solidarietà sconfiggono la paura. La abbraccio e ricomincio lentamente a respirare mentre i bambini, nel classico menefreghismo sano che li contraddistingue, si sono sfilati le calze e pigiano l’uva felici.

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Non sono ancora totalmente lucida e decido che un grappolo d’uva matura non può che farmi bene. Succosa, dolce al punto giusto, buonissima.

E intanto i piedini pigiano veloci e il mosto scorre lentamente nel catino. Un’esperienza carina e divertente ma breve, troppo breve, e che ci lascia il desiderio di riprovarci.

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Magari in un’azienda vinicola, magari in un contesto più intimo e rurale. Magari all’interno di un recinto da dove la pazza di casa non possa scappare.

Torniamo a casa un po’ cavalieri e un po’ contadini, un po’ felici un po’ pensierosi, col sorriso sulle labbra e un turbinio di domande nella mente.

Tra cui quella che temevo…

“Mamma ma le streghe allora esistono davvero?”

Il castello di Gropparello: informazioni utili per la visita

La regola numero uno per godere al massimo di questo tipo di esperienze ad alto contenuto emotivo è partire preparati e sapere che non a tutti può piacere.

Eravamo tre famiglie, un totale di sei adulti e otto bambini. Se chiedete a queste 14 persone cosa ne pensano della gita di domenica, vi risponderanno tutte in maniera diversa.

C’è chi si aspettava di più, chi ha avuto troppa paura, chi ci tornerebbe domani, chi non vuole più sentirne parlare, chi si è travestito con entusiasmo, chi non ne ha voluto sapere, chi non si è staccato dalla mano della mamma e chi praticamente non si è quasi visto per tutta la giornata ed è tornato a casa con un sorriso a 32 denti.

Insomma reazioni completamente diverse di cui bisogna tenere conto, anche perché il prezzo non è indifferente e si rischia di rimanere delusi o amareggiati.

Innanzi tutto, come per Giocabosco o altri luoghi simili, il segreto è mettersi per un momento nei panni dei bambini, vivere l’esperienza attraverso i loro occhi, ridere alle battute che li fanno sorridere e immedesimarsi per un attimo nelle loro paure. Altrimenti metà della magia va a farsi benedire.

L’età ideale, vedendo anche le reazioni della nostra combriccola, è dai 5-6 anni in su (o dai due anni in giù, ma la mia pazza non fa testo, rideva con l’orco cattivo). Poi ovviamente dipende dal bambino, ne ho visti parecchi in lacrime o perennemente in braccio alla mamma. Se l’esperienza dev’essere emotivamente troppo stressante direi che non ne vale la pena.

Il costo per l’ingresso e l’intera esperienza è di 19,50 euro per gli adulti e 16 euro per i bambini dai 3 ai 12 anni. Con la tessera Viviparchi è possibile avere delle agevolazioni.

E’ vivamente consigliata la prenotazione. Per ulteriori informazioni visitate il sito.

Durante l’anno ci sono tantissimi eventi che rendono la visita sempre diversa e quindi tranquillamente ripetibile in ogni stagione. Infatti qui chiedono prepotentemente di tornare.

All’interno c’è un ristorante, laTaverna Medievale,  ma non saprei dare indicazioni a riguardo.

C’è anche un’area attrezzata con gazebo e panchine a pagamento (al momento della stesura del post il prezzo è di un euro a persona) ma se la giornata è soleggiata è molto meglio stendere una coperta sui bellissimi prati e fare un picnic.

Il percorso nel bosco è facile e adatto per i bambini ma non per i passeggini. Lo stesso vale per il castello. Praticamente il passeggino dovete scordarvelo e non è un dettaglio da poco se si hanno bambini piccoli.

Per il resto, io ci tornerei al volo. I miei figli parlano ancora di Aginulfo e del suo acchiappazanzare, vogliono capire i trucchi del folletto, fanno un migliaio di domande e vogliono combattere di nuovo contro l’orco.

Del resto ora sono cavalieri di Gropparello.

Tornarci è d’obbligo.

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