Svezia, il paradiso delle mamme disperate

Viaggiare con i bambini è meravigliosamente bello non mi stancherò mai di dirlo.

Ma anche faticoso, nel senso più fisico del termine.

Capita di scoraggiarsi, succede a tutti.  Anche a chi dice che va sempre tutto bene.

Io non ci credo.

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La nostra giornata sensibile è la prima, quella della partenza.  Le aspettative sono altissime e lo scontro con la realtà è ancora più crudo.

Eccitamento da partenza, piccoli intoppi che capitano sempre, quel vicino di aereo che sbuffa all’ennesima visita indesiderata…

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… quell’hostess che ci riprende in continuazione, un ritardo, un bagaglio che non arriva….

Insomma normale amministrazione.

E poi i figli degli altri che sembrano educatissimi e bravissimi e i tuoi che urlano dalla gioia, ridono a squarciagola, mangiano con le mani, non ti ascoltano nemmeno sotto minaccia.

Poi però, dopo un paio di giorni in terra scandinava, ti guardi intorno e molli la presa.

Ti rilassi.

I tuoi bimbi improvvisamente diventano i più bravi ed educati del mondo.

Consiglio un viaggio a queste latitudini a chi è preso dallo sconforto e pensa di essere un pessimo genitore. A chi crede di avere figli disubbidienti e irrecuperabili. A chi, come la sottoscritta, ogni tanto si chiede “ma dove ho sbagliato?”.

Perché qui vi ricrederete, fidatevi.

Parchi giochi meravigliosi ma che da noi sarebbero probabilmente banditi. E bambini piccoli che si arrampicano come scimmie mentre le mamme chiacchierano beate e manco li guardano.

Bambini scalzi ovunque. Anche nei bagni pubblici.

Gelati a qualunque ora, lecca lecca usati come ciuccio, nemmeno un problema.

Ti rilassi perché ti accorgi che certe preoccupazioni sono tutte italiane.

Nessuna mamma che urla, tranne la sottoscritta, e bambini liberi nell’accezione più letterale che questo termine possa assumere.

Un episodio tra mille: traghetto da Gotland verso Oskarshamn, ore 7 del mattino. Tutti prendono posto con una calma quasi surreale. Io so già che i miei figli non dormiranno, non lo metto nemmeno in conto.

So che mi toccherà rincorrere la quasi duenne per tre ore e che, se saremo fortunati, Matteo leggerà per tutta la traversata e Anna guarderà Frozen in svedese come all’andata.

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Una coppia svedese vicino a noi si prepara invece a dormire. Tre figli, standard minimo, due si autoeliminano con il tablet. Il terzo, sui 5 anni, passa tutto il tempo del viaggio ad arrampicarsi sulla ringhiera del traghetto e a sputare ai malcapitati che salgono dalla scala. Normale amministrazione. Nessuno lo rimprovera, i genitori dormono beatamente incuranti del fatto che il bambino possa, nella più rosea delle ipotesi, rompere le scatole agli altri passeggeri.

O, nella più tragica eventualità, uscire da solo sul ponte… ma questo rischio evidentemente non è contemplato.

Allora guardi la tua peperina che non sta ferma un secondo, tocca tutto e tutti e ti rassereni. Dopo tutto, in fondo in fondo, ti pare quasi educata.

E guardi gli altri due che litigano e si azzuffano per la banana più grande e reagisci con una calma serafica.

Che bravi i miei bambini.

E allora mi riaffiora alla mente una riflessione che ho letto da qualche parte ma non ricordo davvero dove.

In Svezia i bambini crescono leggendo le avventure di Pippi e di Emil, il nostro nuovo beniamino di cui prima o poi vi parlerò.

Sono bambini che crescono selvaggi ma che da adulti rispettano religiosamente le regole.

In contrapposizione ai nostri bambini, a cui non è permesso sporcarsi, arrampicarsi o andare in giro con la faccia sporca di cioccolato.

A cui cerchiamo di far capire che se dicono una bugia gli si allungherà il naso.

A cui ripetiamo in continuazione: “Come si dice? Di’ ciao alla signora! Non correre che sudi” e altre espressioni simili nel nome di un’educazione che poi, riflettendoci, alle volte educazione non è.

E’ galateo.

Una giusta via di mezzo non guasterebbe, insomma.

Intanto però mi preparo a ripercorrere il mio viaggio genitorialmente terapeutico, a ridimensionare i difetti dei miei figli e a cercare di rilassarmi anche qui, a casa.

Perché tutto sommato sono solo bambini….

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15 pensieri su “Svezia, il paradiso delle mamme disperate”

  1. Parole sante Letizia!
    Anch’io ho letto da qualche parte la storia dei bimbi svedesi che crescono con Pippi….forse “Una madre lo sa”???
    Comunque, a parte questo, è vero quello che dici: mi capita spesso quando viaggio di vedere bimbi nord europei più vivaci dei nostri, ma più “liberamente sereni”…e, pur nella loro vivacità, mai un capriccio o azioni “plateali” come fanno i nostri per farci arrabbiare…

    Come facciamo? Training camp in Svezia per tutte? 😉

  2. Verissimo Milly! A me stupisce il tono di voce. Sarà che i miei sembra abbiano ingoiato un altoparlante alla nascita….
    Training camp necessario direi…. Ovviamente con corsi di aggiornamento annuali 😄😄😄

  3. Letizia, io non viaggio molto all’estero, ma sto già prenotando un volo!!!!! 😉
    Quello che noto tantissimo osservando gli stranieri che trovo qui in Italia è il loro atteggiamento :sono sempre sereni e tranquilli nel rapporto con i loro figli, anche quando i figli stanno x fare un carpiato da 6 metri di altezza nel vuoto o avvicinandosi pericolosamente al fuoco di una candela!!!! Pecchiamo di ipercontrollo e questo genera forse figli più insicuri che poi trasformano senza volere un potenziale pericolo in un incidente certo!!!! Sai quando ti sentirvi dire:’stai attento che poi cadi! ‘ e tu certamente cadevi???? 🙂

  4. L’anno prossimo vado in Svezia anche io, così mi tiro un po’su il morale!!!
    Grazie mille, troppo ridere! !!

  5. Hai proprio ragione. Io ammiro davvero la tranquillità delle mamme del Nord e l’estrema fiducia che ripongono nei loro figli. Ho visto bambini di 4-5 anni arrampicarsi su strutture alte magari in ciabatte… Avevo paura io per loro e non sono una mamma apprensiva. E mi piace il loro non interventismo. Con i miei bimbi lo applico, intervengo solo in casi di estrema necessità. Ma spesso al parco giochi o in giardino ci si trova con altre mamme, non sai come la pensano. Magari tuo figlio fa uno sgambetto, tu lasceresti che se la sbrigassero tra bambini ma ti senti obbligata a intervenire, non so se mi spiego. Io comunque ero perennemente per terra, se fossi cresciuta in Svezia sarei caduta come minimo da un albero 🙂

  6. Simpaticissima la descrizione che hai fatto di te stessa e dei tuoi bimbi. Immagino di vedere la mamma apprensiva italiana che con affanno corre dietro i suoi cuccioli e la calma, oserei dire un po’ strafottente, della mamma straniera. Saremo esagerate ma non cambio per nulla al mondo il nostro modo spontaneo di essere. Che ne dici? Alla fine non ho compreso dove sei stata in Svezia. Io ho fatto un post su Stoccolma e devo dire che è una città che mi è rimasta nel cuore. Ciaoo e a presto Bea

  7. Ciao Bea abbiamo un po’ girato, siamo partiti da Stoccolma, poi isola di Gotland seguita dalla regione dello Småland per poi far ritorno alla capitale. Un itinerario alla scoperta di Pippi Calzelunghe che qui riscuote parecchio successo. Stoccolma è piaciuta moltissimo anche a me.
    Comunque potrei anche abituarmi a tutto ma ai piedi nudi nei bagni pubblici proprio no. Certe libertà direi che non fanno per me, nonostante io sia tutto fuorché una persona precisa e ordinata.

  8. Io entro ora nella fase dei divieti (12 mesi fra 20 giorni). Non ti sporgere dalla sponda di ferro del letto che cadi a testa in giù (giù successo). Non buttare l’acqua per terra. Non tirare la tovaglia della tavola. Mi date qualche suggerimento per contenere l’istinto di protezione a tutti i costi (che razionalmente vorrei evitare ma che emerge spontaneo) e lasciarla sperimentare osservando a distanza (dormire mentre lei si arrampica…magari fra qualche anno!)

  9. Eh cara un casino lo so. Io con quella di mezzo che usciva dal lettino ho dovuto eliminarlo e farla dormire sul materasso, tanto per dirne una. I bambini di oggi sono troppo vivaci o il mondo è troppo pericoloso non so. La mia ultima per esempio odia le scarpe. Ovunque si trovi se le leva. Io in Svezia vedevo tutti a piedi nudi. Ma mica si può assecondarla sempre e ovunque! Ecco mi hai fatto venir voglia di partire ancora! Un abbraccio

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