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Itinerario in Olanda con bambini: a zonzo tra mulini a vento e tulipani

Il cielo grigio mette un po’ di tristezza. Non so se sia stato questo a spingermi a riguardare le foto del nostro itinerario in Olanda con bambini al seguito di qualche anno fa, il primo in cinque e per questo particolarmente speciale. Un nuovo equilibrio da stabilire, le esigenze di una persona in più, minuscola ma ingombrante allo stesso tempo, da considerare.

L’Olanda ci è sembrata la meta perfetta per accontentare tutti.  E per metterci alla prova partendo dall’Italia in macchina, per vedere se la modalità on the road potesse ancora funzionare o se per un po’ avremmo dovuto aggiustare il tiro con qualcosa di più stanziale. Abbiamo superato l’esame a pieni voti, merito forse anche dei colori intensi dei tulipani, dei canali rilassanti, della casa galleggiante in cui abbiamo dormito, degli animali della fattoria da accarezzare.

Itinerario in Olanda con bambini

Ecco quindi il nostro itinerario in Olanda con bambini della durata di una decina di giorni abbondanti, a cui ne abbiamo aggiunti tre all’andata e tre al ritorno per esplorare l’Alsazia, ma questa è un’altra storia.

Si parte per il paese dei mulini a vento.

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Nel paese dei tulipani: la meraviglia di Keukenhof

Lasciamo Delft e decidiamo che è ora di dedicarsi al vero obiettivo del viaggio: i tulipani.

Percorriamo così la strada che collega Leida ad Harlem e lo spettacolo della natura ci lascia senza parole: macchie di colore a perdita d’occhio, sembra di stare in un quadro impressionista. Tulipani, narcisi, giacinti, un miscuglio di tinte che ci toglie il fiato.

Il sole rende i colori più brillanti e il contrasto con il cielo blu li fa risaltare ulteriormente.

Regalandoci scorci indimenticabili.

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Zaanse Schans con i bambini, una seconda chance

Perché sì, quell’amico viaggiatore vero, quello un po’ pazzo ce l’abbiamo tutti.

O almeno io ce l’ho.

Quello che ti chiama il 30 dicembre e ti dice: “Domani vieni in Marocco con me?” E tu gli rispondi: “Ale, io il 2 lavoro come faccio?” “Vabbè dai al massimo ti licenzi e trovi qualcos’altro”.

Quello di cui hai quattro numeri di cellulare e non sai mai quale sia quello giusto, perché ogni numero corrisponde a un posto in cui è vissuto o vive.

Quello che non ti manda una partecipazione ma ti chiama e ti dice: “Mi sposo tra una settimana in Toscana”. E tu, col gambone dolorante e in malattia per un crociato e un menisco massacrati post-sciata, gli rispondi che in Toscana guidando non ci puoi proprio andare. E che poi c’è il controllo dell’inps.

Ma lui di queste cose se ne sbatte.

E quella volta mi sa che un po’ se l’è legata al dito.

Il lui in questione si chiama Alessandro e, fortunatamente, non è la mia metà.

Fortunatamente perché noi due insieme, credo, ci saremmo ritrovati a vivere sotto un ponte.

Col cappello a cantare nelle metropolitane. Come abbiamo fatto una volta a Colonia, vabbé lasciamo stare.

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