Londra: English lesson number one

Beh se viaggiare sui double decker rigorosamente al secondo piano e in prima fila è emozionante, non si può non fare un giro in metropolitana, soprattutto quando la giornata volge al termine, i bimbi hanno freddo, sono stufi di camminare, hanno fame e vogliono arrivare in fretta a casa… insomma quando il capriccio, quello difficile da contenere, è in agguato.

Certo nel periodo natalizio anche la metropolitana a Londra diventa un problema. Alcune fermate, tipicamente quella di Covent Garden, vengono perfino chiuse per il troppo afflusso di gente.

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Presentazione d’obbligo

E ora, come si conviene, le presentazioni. Mi chiamo Letizia e sono mamma di tre bambini di anni 8, 6 e 3.  Quando sono rimasta incinta del mio primogenito avevo velleità artistiche e facevo provini per musical. E amavo viaggiare, era una specie di droga. Il mio primo pensiero davanti al test di gravidanza positivo è stato: “Ma io non posso…. Ho prenotato il volo per il Sud Africa”. E ovviamente la pancia, incurante, è cresciuta ma io in Sud Africa ci sono andata comunque. Facendo la brava, però, evitando la zona malarica… Era già un primo compromesso, il primo di tanti, tantissimi. Poi è nato Matteo e dopo 18 mesi è arrivata Anna. Notti insonni, e per insonni intendo davvero insonni, mi hanno logorato il cervello ma… all’improvviso ho ritrovato la luce. Grazie a un blog. E a una persona fantastica che sta dietro a quel blog. E così ho ricominciato a viaggiare. Lentamente, a ritmo di bambino, ho scoperto che era ancora possibile provare quel brivido, quella magia che solo chi ha vissuto conosce. E ho deciso che nemmeno un altro figlio mi avrebbe fermata. E così è arrivata Francesca. Ora l’impresa è significativa. Continuare a viaggiare in cinque, preparare la valigia per cinque, trovare mete ideali per cinque. Ma ora sono più forte, sono più consapevole come mamma e so che sarò possibile.

L’avventura comincia…

Diventi mamma e il mondo cambia…. Inevitabilmente, irreparabilmente. A volte vorresti che non fosse così, ti fermi un istante e ti domandi che cosa è rimasto di ciò che eri un tempo. Cos’è rimasto della tua vita frenetica, delle tue passioni…  E ti accorgi che in fondo, ma proprio in fondo, forse la cosa più importante non è cambiata. Il tuo desiderio di scoprire il mondo, di viaggiare, di esplorare, di non fermarti tra le tue quattro mura ma di aspirare sempre e comunque all’infinito. E non cambia il bisogno di comunicare, di confrontarti con altre persone, di aprirti…. Perché anche quando i bimbi dormono e un rumore magari impercettibile rischia di svegliarli, la voglia di parlare, di cantare e di gridare rimane. E allora la scrittura è la terapia che ci vuole. Un tempo scrivevo diari, ogni giorno, con precisione,  annotavo emozioni, paure, gioie, sconfitte, segreti. Oggi questo è il mio diario, il mio rifugio, la mia casa in cui c’è posto un po’ per tutti. Per confrontarsi, per ridere, per giocare, per riflettere, per viaggiare, per vivere… e a volte, diciamolo, per sopravvivere! Vi aspetto!

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