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Rinoceronti: dall’Africa a Valencia passando per la Svezia

Prendete questo post con le dovute pinze. Prendetelo come una riflessione a voce alta, un discorso incompiuto, una domanda che non può trovare risposta nel delirio di parole senza senso di una mamma assonnata.

Come se stessimo sorseggiando un cappuccino al bar e parlassimo del più e del meno.

Un brainstorming.

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La mia Africa

DSC01601Ci sono giorni che il pensiero torna prepotente a una meta. Una foto trovata per caso, una maglietta che salta fuori con il cambio dell’armadio, un cartone che i bimbi chiedono continuamente di vedere… o un libro che non ho potuto non comprare.

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E che qui si continua a sfogliare.

L’Africa.

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Viaggi di pancia: viaggiare in gravidanza

Due persone a me molto care stanno vivendo l’esperienza della gravidanza. Dubbi, paure, incertezze… Mi fanno ripensare a quello che provavo, o non provavo io, durante questo periodo infinitamente lungo di attesa.

Prima pancia.

Rinunciare a viaggiare non è un’opzione. Ho prenotato il volo per il Sud Africa, la jeep a noleggio e tutti i soggiorni nei vari parchi. La malaria è uno spauracchio, consulto migliaia di siti, alla fine decido di lasciare marito e coppia di amici al Kruger e di aspettarli per qualche giorno in zona non-malarica, in un b&b gestito da una coppia svizzero-sudafricana.

Vivo praticamente con loro, mangio a cena con loro, mi fanno fare piccole commissioni in paese, giusto per passare il tempo. Mi insegnano ad andare in giro senza attirare l’attenzione, camminando spedita come se vivessi lì da una vita. E ogni tanto mangio fuori. Insalata e pomodori lavati non certo con Amuchina, ma il pericolo della toxo sembra non sfiorarmi minimamente.

Poi mi ricongiungo al resto del gruppo e comincio a godermi anch’io la magia africana. Nei safari con guida divento lo zimbello di tutti. Sto seduta vicino al conducente per sentire meno i bumps delle strade sterrate.  E ad ogni sosta devo scendere a fare pipì con l’autista che controlla che dai cespugli non esca nessuna belva feroce.

Ma per nulla al mondo rinuncerei a questo.

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Non mi faccio mancare l’eco-lodge, senza bagno, per doccia un catino, si dorme praticamente sotto le stelle. E a ogni (frequentissimo) bisognino notturno, mio marito si sveglia, mi fa luce con la pila nel buio che più buio non si può e poi ci rimettiamo tranquilli a dormire, cullati dai rumori della strepitosa natura africana.

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E poi saliamo a bordo di un micro-aereo, direzione deserto del Kalahari. Omesso nell’itinerario fornito alla ginecologa, la quale mi aveva dato l’okay purché facessi un viaggio riposante.

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Ma dove sta il problema? Chissà quando ci torno in Sud Africa, e poi in fondo anche nel deserto le donne partoriscono, no?

Affronto tutto con grande naturalezza e con l’incoscienza da prima pancia capitata un po’ per caso.

Sul volo di ritorno osservo le cullette appese alle cappelliere dell’aereo e mi dico che sarò anch’io una mamma così, che mio figlio i leoni li vedrà in Africa, non allo zoo.

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Poi il piccolo insonne nasce e tutto cambia.

Io cambio.

Da “il Malarone non ha mai fatto male a nessuno, se non al portafoglio”, il mio pensiero muta inesorabilmente.

E decido che mio figlio in Africa ci andrà, ma non a cinque mesi.

Che il mondo è grande e vario e che il Continente Nero non scappa, ci andremo quando il sistema immunitario sarà un po’ più maturo.

E decido anche che lo zoo, anzi no, un meraviglioso bioparco come quello di Valencia, per il momento è un ottimo surrogato.

Ma lui è tutto fiero, si vanta di essere già stato in Africa, nella pancia della mamma.

Seconda pancia, contrazioni, maternità anticipata, bimbo di pochi mesi perennemente in braccio, sono esausta… per farla breve si va solo in Sardegna.

Poi arriva la terza pancia, desideratissima.

E arriva quando ormai si è ricominciato a viaggiucchiare, gli altri due sono “grandi”, è tutto più semplice.

Ma, a differenza della prima pancia, c’è il fattore ansia, scatenato da un precedente aborto spontaneo.

L’incoscienza è andata a farsi benedire, la ginecologa non è più così accondiscendente. E poi ci si mettono pure il fattore età, le statistiche, la stanchezza dall’avere altri due bambini…

La voglia di andare via da tutto e da tutti, di vivere un’ultima avventura in quattro, però, ha il sopravvento.

Volo per Bristol, si va in Cornovaglia.

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Re Artù, leggende, fattorie, maree, castelli…

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Un viaggio magico e straordinariamente lento. Assaporando ogni attimo, respirando la brezza dell’Oceano,  ascoltando il mio corpo.

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Non è l’Africa, ma l’emozione è ancora più grande.

Perché ho una maggiore consapevolezza di quanto sia prezioso l’esserino nella pancia.

E il rischio questa volta non è contemplato.