L’anno della lentezza

“I bambini amano giocare. Far giocare un bambino, però, significa abbandonare la nostra logica per entrare nella sua. Se vogliamo che si diverta è necessario capire cosa piace a lui e non essere egoisti e far fare loro le cose che piacciono a noi. “ (Papa Francesco)

Ho scomodato addirittura il Papa per iniziare questo post. Per interiorizzare e mettere nero su bianco una cosa su cui rifletto da molto. Che lo slow travel faccia ormai parte di me l’ho capito da un pezzo. La mia versione “cellula impazzita”, “corriamo di qui, vediamo di lì, dai che qui poi non ci torniamo più, devo vederlo per forza, non possiamo non andarci” è andata a farsi benedire. Ma sul serio. Una metamorfosi lenta, non consapevole ma completa. Forse data dall’età che avanza e che ti fa capire che, comunque vada, non basta una vita per visitarlo tutto, il mondo.

foto mappamondo

E quindi tanto vale rilassarsi e assaporare lentamente un luogo piuttosto che dilaniarlo.

Il proposito per il nuovo anno non è solo travel slowly ma live slowly. Che non vuol dire impigrirsi e poltrire sul divano, tutt’altro. Vuol dire che invece di fare cento cose in macchina, ne faccio una a piedi. Tanto per rendere l’idea.

Vuol dire che mi soffermo davvero ad ascoltare le esigenze non solo degli altri ma anche (e, concedetemelo, soprattutto) le mie. Profondamente. Respirando con la pancia. Sbarazzandomi di ogni residuo di ansia da prestazione e di frenesia.

Una frase di mio figlio mi ha colpita come un fulmine a ciel sereno. “Mamma ma perché non stiamo mai a casa durante i ponti? Io ho anche voglia di non far niente e giocare con i lego”.

Sbam!

Colpita e affondata. Che poi lui a fine vacanza abbia ritrattato dicendo “mamma, meno male che qui ci siamo venuti” ha poca importanza. Il pensiero era stato espresso e il senso di colpa si era già insinuato nella mia mente impregnandola indelebilmente.

E per quanto io sia paladina dell’importanza di viaggiare on the road con i bambini, per quanto continui a pensare che i soldi investiti nei viaggi siano gli unici spesi davvero bene, per quanto sia fermamente convinta che costruire ricordi sia più utile che collezionare oggetti, che non si può portare i bambini in gita al centro commerciale a inculcargli l’idea bacata che il tempo libero equivalga a sperperare denaro nello shopping, che se vogliamo crescere una generazione con un briciolo di sale in zucca la cultura è l’unica cosa che davvero conta … per quanto io basi il mio essere mamma su queste convinzioni imprescindibili, devo fare un passo indietro.

Non ho un figlio solo che posso, più o meno lecitamente, plasmare a mia immagine e somiglianza.

Ne ho tre. Diversi, diversissimi, con esigenze disparate. La partita di calcio del sabato, le perline da infilare in una collana, le tempere per imbrattare casa.

E se quello che ama di più viaggiare, quello più curioso, quello che quando è in giro non gli basta mai e vorrebbe vedere tutto, se proprio lui (suona come un “tu quoque?” ne sono consapevole) mi chiede, più o meno velatamente, tregua, non oso pensare le altre due. E hanno ragione. Ragione da vendere. Hanno bisogno di non fare nulla, di non avere tutti i fine settimana pieni zeppi di attività, gite e viaggi.

Interessanti, belle, utili, culturali, formative. Ma pur sempre cose da fare.

Come se il weekend fosse un contenitore da riempire fino all’orlo, per non lasciare nemmeno uno spazio vuoto.

Invece a volte è educativo anche non fare nulla.

Abituarli alla noia, al doversi ingegnare a disporre del tempo in maniera autonoma. Perché poi, a ben pensarci, li vogliamo indipendenti eppure imponiamo loro – con la migliore delle intenzioni sia chiaro – mille attività e laboratori. Li induciamo a pensare che non siano in grado di gestire da soli la cosa più preziosa che possediamo, salute esclusa.

Il tempo.

“Buttare” via un pomeriggio a far costruzioni con i lego o a divertirsi insieme con i giochi in scatola. Invitare un amico a casa senza la fretta dell’impegno che incalza. Recuperare la sacralità della lentezza. In ogni ambito, dal tempo libero al cibo.

Rallentare. Per loro. Per me.

Perché in fondo, anche se alla meta non ci si arriva mai e la si continua ad ammirare da lontano, la strada e il panorama meritano comunque.

San Pietro by night
San Pietro by night

A volte più del traguardo.

P.s. questo post rientra a pieno diritto tra i propositi del nuovo anno, che per questo 2016 sono parecchi e importanti. E come ogni proposito, si sa che il pericolo che vada a farsi benedire è dietro l’angolo. Ecco, allora voi magari ogni tanto ricordatemelo!

8 thoughts on “L’anno della lentezza”

  1. Cara Letizia, non credo che conti quante cose vediamo, quanto viaggi facciamo, quali distanze percorriamo, ma “come”. Ed il come sta proprio nel prendere il loro ritmo.
    Nell’ultima vacanza fatta al Lake District eravamo in un campeggio. Uscivamo di casa la mattina verso le 8.30 (ho i figli mattutini) e partivamo in esplorazione, ma tutti i giorni, dico tutti, rientravamo per le 3.30/4.00, anche se ci trovavamo a un km dalla casa di chissa’ quale famoso personaggio o a due passi da un sentiero imperdibile. Rientravamo perche’ sapevamo che era importante il tempo per loro, volevamo dedicare tempo anche solo allo stare nel parco giochi del campeggio a spingerli sull’altalena o cucinare insieme nella mobilhome o fare tutti la doccia con calma o lasciarli giocare e socializzare con il vicino di mobilhome!
    Viaggiare e’ anche questo, e’ capire i ritmi degli altri. Io credo d’essere un po’ come te, quel senso di “corriamo di qui, vediamo di lì, dai che qui poi non ci torniamo più, devo vederlo per forza, non possiamo non andarci” faceva parte di me, forse ne fa ancora un po’ parte ma lo tengo a freno. Perche’ loro sono piccoli adesso, loro hanno bisogno anche del dolce far niente. Per scelta non abbiamo ancora attivita’ sportive o extra nel weekend (fortunatamente nella scuola inglese che frequentano fanno tanti club nel dopo scuola che sono sufficienti come attivita’ extra).
    Il sabato o la domenica per noi e’ spesso “pigiama day”, ce lo chiedono esplicitamente, come ci chiedono attenzione, dolce far niente insieme. Poi ci scappa anche la gita, non lontano, anche nella cittadina vicina o nel bosco non ancora percorso. E per loro quello e’ un viaggio bellissimo, le pedalate lungo il canale che attraversa la nostra cittadina sono tra le cose che adorano di piu’ fare.
    Viva i viaggi, viva la lentezza e l’attenzione alle cose importanti di questa vita.
    Io ho un planisfero immenso in salotto ed ogni sera con mio marito lo guardiamo e ci chiediamo come faremo in questa vita a vedere tutto. Non lo so? Forse lo so ma non voglio ammetterlo, ma continuiamo a sognare!
    ti abbraccio forte forte
    Fabiana

  2. Parole sante le tue Leti!!! Le condivido al 100%
    Noi siamo fermamente convinti che “in medio stat virtus” e che ci voglia anche quello spazio di “svacco” totale per godersi anche il bello di stare a casa. Le partite a Uno, Monopoly Junior, loro due (io non sono capace) che costruiscono fattorie e palazzi con i lego…

    Secondo me questo sarà un grande anno per te!!
    Un mega abbraccio!

  3. Da quando ti seguo mi trovo sempre più d’accordo con te. La nostra passione per i viaggi non può prescindere dall’esigenza dei bambini di trascorrere un periodo di vacanza a casa con un ritmo più lento e libero da impegni. Spesso le esperienze formative ed educative sono comunque confezionate e programmate da noi, questo non da la possibilità a loro di imparare a gestire il tempo vuoto. Noi, uno stop, lo abbiamo fatto per la prima volta questo Natale e mi sento di consigliarlo a tutte le famiglie viaggiatrici…una volta ogni tanto però!

  4. Qualche tempo “duscutevo” con una vicina di casa sul fatto che non ha mai tempo perchè porta il figlio a corsi di spagnolo e cinese, a calcio, a nuoto e a karate e alle lezioni di pianoforte. Ha un’ agenda più impegnativa della mia e ha 6 anni.
    Il week end -per rilassarsi dice lei-fa arrampicata o lezioni random di equitazione.
    Sono rabbrividita!

  5. Aiuto!!!! Credo fermamente che un giorno dovremo rendere conto ai nostri figli di tutte queste attività extra che hanno impedito loro di vivere l’infanzia. Più lentezza anche nei viaggi, perché a quelli proprio non posso rinunciare. Grazie per essere passata di qua ☺️

  6. Hai espresso esattamente quello che volendo anch’io. Viaggiare fa parte di me e non riesco. Rinunciare ma si può trovare una modalità più soft, più scaglioonata, perché diventi davvero il momento desiderato a lungo e non un altro tassello della nostra routine. Mi impegnerò per passare un ponte a casa. Una cosa mai fatta ma a questo punto da provare. Un abbraccio

  7. Ale sarà un grande anno anche per te carissima ☺️☺️☺️
    A Roma e in montagna ho fatto un decimo di quello che mi
    Ero pressata. Ed è andata bene così, senza troppi piani, senza paranoie, quello che non si vede oggi lo si vedrà la prossima volta. E devo dire che oggi rimanere in pigiama fino a mezzogiorno mi ha dato un’enorme soddisfazione. Un abbraccio grande 😘😘

  8. Allora il tuo commento dedicava una risposta da PC dal cellulare era troppo lungo e, nell’ottica della lentezza che ormai vorrei che mi caratterizzasse, ho tenuto chiuso il pc due giorni. Siamo in perfetta sintonia, dovuta al fatto che forse abbiamo tre figli tutte e due e conosciamo benissimo certe dinamiche che ormai fanno parte di noi. Anch’io sono circondata da planisferi, foto di viaggi (ogni tanto ripenso all’ultimo viaggio “serio” tre settimane on the road in Sud Africa… ormai sono passati 10 anni), mappamondi. E questo non fa che scatenare la voglia irrefrenabile di muoversi come una cellula impazzita. Ma devo frenarmi. Per me e per loro, come scrivevo. Anche perché se i viaggi diventano una quotidianità, perdono anche il loro essere un evento speciale da aspettare con ansia. E poi il rischio è che alla fine ci si rivoltino contro e non ci seguano più da nessuna parte. Il giusto equilibrio. Rivaluteremo il nostro territorio, gite di un giorno lasciando un giorno completo di riposo a fare nulla. In pigiama fino a mezzogiorno. Anche per la sottoscritta. Visto che il papà lavora al sabato mattina, non ho più voglia di ammazzarmi a fare bagagli, caricare la macchina e preparare tutto da sola. Sono stanca. Forse più io di loro. UN abbraccio immenso

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