Steve McCurry a Monza: giro del mondo in un paio d’ore

Prendete un pomeriggio in tre, come ai vecchi tempi.

Come quando al sabato, con il papà al lavoro, io me li scarrozzavo senza problemi ovunque.

Equilibrio, pace, riposo.

La figlia di mezzo al settimo cielo per essere di nuovo, per qualche ora, la piccolina di casa e il figlio più grande felice per aver riacquisito improvvisamente il diritto di stringere una mia mano passeggiando.

E prendete una mamma un po’ cattiva, passatemi il termine.

Che invece di trascorrere quel pomeriggio in tranquillità a sorseggiare una cioccolata, scaraventa i figli davanti alla realtà più cruda.

Non sono una di quelle mamme che non leggono le fiabe dei Grimm per paura che i loro figli rimangano irrimediabilmente sconvolti. Io da piccola adoravo Il lupo e i sette capretti e compagnia bella, mi piaceva anche la parte della pancia del lupo squartata, ci pensava il lieto fine a lasciarmi serena. E il dettaglio splatter non mi sconvolgeva più di quel tanto, nonostante fossi una gran fifona.

Non sono una di quelle mamme che vuole proteggere i propri bambini a ogni costo. Non credo sia giusto tenerli nella famosa bambagia e tutelarli all’infinito da certe brutture per poi pretendere che, a 18 anni, come per magia siano adulti sgamati in grado di badare a loro stessi.

La crescita è un processo graduale anche dal punto di vista emotivo. Lo schifo che ci circonda non va nascosto, va solo opportunamente filtrato.

Perché il lupo cattivo c’è e non è non parlandone che cessa miracolosamente di esistere.

Questo non significa che li piazzi alle otto di sera davanti a un telegiornale che mostra sgozzature in diretta. Ma che li porti a una mostra fotografica che parla anche di guerra, questo sì.

E la loro reazione mi ha dato ragione.

Mostra di Steve McCurry alla Villa Reale di Monza. Non perdetevela, anche con bambini al seguito. Anzi, direi soprattutto con bambini al seguito.

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Forse non coglierete dettagli da fotografi sgamati, non riuscirete a concentrarvi sul tipo di esposizione con cui è stata realizzata la foto, ma non importa, non è questo lo scopo. Almeno non il mio.

Da una stanza all’altra sarete catapultati dalla guerra del Libano alla tragedia delle Torri Gemelle. Dalla catastrofe ambientale in seguito alla Guerra nel Golfo ai monsoni indiani.

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Ma anche dal primo vagito di un bimbo appena nato alla poesia di un uomo che legge appoggiandosi a un elefante.

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Una lezione di storia, geografia e civiltà in un paio d’ore scarse. Una centrifuga di emozioni che offrono lo spunto per parlare del concetto di povertà, di cosa significhi essere davvero felici, di quanto a volte ci si lamenti davvero per stupidate e di quanto in fondo tutto sia un po’ relativo.

Perché se noi per animale domestico scegliamo un gatto, c’è chi preferisce un serpente o una scimmia. Normale amministrazione.

Alcuni racconti avrei voluto censurarli, lo confesso. Ma, soprattutto il primogenito, non se ne è perso uno.

Sono stata travolta da domande spiazzanti.

Ho intravisto le lacrime che velavano i loro occhi. Alla numero 33, le donne afghane che piangevano sulla tomba dei loro cari, Matteo mi ha detto “mamma mi viene un po’ da piangere”.

E mi sono commossa anch’io.

Ci sono stati momenti in cui ho incurvato leggermente gli angoli della bocca verso l’alto.

Un triste sorriso.

Come quello in cui, davanti alla foto di una donna col burka, mi hanno urlato con entusiasmo “guarda mamma un ninja”.

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O quello in cui, guardando la foto dei bambini in Libano che giocano su un carro armato, mi hanno detto “guarda, come facciamo noi al parco del cannone”

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Ed è effettivamente così perché, in un parco del nostro paese, troneggia un cannone risalente alla prima guerra mondiale su cui tutte le generazioni si sono divertite ad arrampicarsi.

Credo che la tragedia che li ha colpiti maggiormente sia stata quella delle Torri Gemelle.

Perché, inconsciamente, hanno intuito che ci tocca da vicino.

Che sconvolge l’Occidente a cui, nel bene e nel male, apparteniamo. Perché se cammelli ed elefanti sembrano lontani anni luce dalla nostra realtà, i palazzi di vetro e cemento sanno in qualche modo di casa.

E infine la spontaneità disarmante, quella che ti lascia un po’ di amaro in bocca. Che per un momento ti fa desiderare di essere ancora bambina per avere la certezza che tutto può essere risolto. La splendida foto degli uccelli che volano davanti alla moschea azzurra di Mazar-i Sharif.

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E Matteo che con grande naturalezza mi dice: “mamma è bellissimo, quando ci andiamo?”. E io che gli smorzo l’entusiasmo sul nascere, perché lì c’è la guerra non ci si potrà andare mai.

E lui: “vabbé ma le guerre mica durano per sempre, quando finisce ci andiamo”.

CONSIGLI UTILI

La mostra, inaugurata il 30 ottobre, sarà alla Villa Reale di Monza fino al 6 aprile. Qui trovate tutte le informazioni pratiche.

E’ un evento che riscuote grande successo perciò, con bambini al seguito, consiglio di scegliere la pausa pranzo se si vuole evitare la fila infinita che abbiamo visto all’uscita.

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Noi abbiamo abbinato la visita alla mostra con quella all’ala sud della Villa Reale (l’ala nord è ancora in fase di restauro). Il biglietto cumulativo Mostra+Palazzo  costa 18 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 6 anni in su. Quelli più piccoli entrano gratuitamente.

Fondamentali le audioguide gratuite che vengono date solo ai bambini dai 7 anni in su. Se ne avete di più piccoli, come nel mio caso, rassegnatevi a condividere irrimediabilmente la vostra.

Dopo la mostra, d’obbligo è la discussione a mo’ di brainstorming. In macchina ne ho sentite delle belle che vi risparmio.

E ovviamente la classifica delle foto preferite.

Per Anna questa (numero 6 sull’audioguida, ha ascoltato in loop la storia dell’uomo che aveva perso tutto durante un monsone ma era felicissimo per essere riuscito a salvare la sua macchina da cucire)

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Per Matteo questa. Ben sapendo che io ho il terrore dei serpenti.

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E la vostra?

7 thoughts on “Steve McCurry a Monza: giro del mondo in un paio d’ore”

  1. Ma che bel post che hai fatto!! Sono chiare le emozioni che le opere di Steve ti hanno dato ed è bellissimo il tuo ruolo di mamma che porta i piccolini a vedere una mostra per adulti e che, tuttavia, cerca di spiegarla con parole semplici per trasmettere ai propri figli il lato drammatico della vita. Un caro abbraccio Bea 🙂

    Ps: con tutta la pubblicità che noi blogger abbiamo fatto alla mostra e a Steve dovrebbero almeno offrirci un caffè 🙁

  2. Ma grazie Bea!!!!!! È stato davvero molto emozionante e sono felice di essere riuscita in qualche modo a trasmettere quello che provavo! Ah comunque dobbiamo proporlo alla mostra eh!!! 😘

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