Il quarto Re Magio

Sant’ambrogio doveva essere uno che amava godersi la vita visto che il rito ecclesiale a lui dedicato concede ai cattolici della diocesi meneghina ben due settimane in più di avvento, periodo di attesa gioiosa, e tre giorni in meno di quaresima, periodo di sacrifici e rinunce.

La scorsa domenica per noi è quindi ufficialmente iniziato il periodo di preparazione al Natale, con tutte le accezioni del caso.

Un miscuglio tra sacro e profano che, devo ammettere, a me piace tantissimo.

Avvento è luce e noi lo celebriamo con candele ovunque in casa. Avvento è prepararci alla nascita di Gesù e fare un giro all’ikea. Avvento è presepe e albero di natale, statuina di Gesù Bambino già bella e pronta in posizione molto prima del dovuto e Rudolph la renna, insomma chi più ne ha più ne metta.

Avvento è addobbi e preghierine speciali.

Avvento è scrivere la letterina per Babbo Natale e regalare un gioco a chi ne ha bisogno.

Motivazione etica, ovviamente, ma anche questione di spazio. Un gioco entra, uno deve uscire.

Avvento è “All I want for Christmas is you” di Michael Bublé e “Tu scendi dalle stelle” cantata dai bambini.

Avvento è un bellissimo caos, una commistione di riti e tradizioni.

Gesù bambino e Babbo Natale.

Roma Natale 2013 247

Londra Dicembre 2011 201

E se di libri su Babbo Natale ce ne sono a bizzeffe, quelli su Gesù Bambino scarseggiano.

E siccome per noi il protagonista indiscusso del Natale è il bambinello nella mangiatoia, ecco un libro che lo celebra lasciando spazio anche al vecchietto dalla barba bianca.

La stella di Natale  – Storia del quarto re magio” di Bernard Villiot e Frédérick Mansot.

Lo conoscete?

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Si parte con il mio paesaggio preferito.

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Tempo fa, molto tempo fa, un re viveva con la sua sposa in un paese lontano. Un paese dove l’inverno era infinito e dove tutto era ricoperto di brina.

Una distesa innevata che fa pensare alla Finlandia.

Slitte, renne, camini fumanti e un meraviglioso tramonto.

E un re buono che governa questo paese incantato.

Un re che rimane affascinato da una stella che brilla più delle altre in cielo.

Una sera il re sente bussare alla sua porta. Sono i tre Re Magi venuti da Oriente inseguendo proprio quella stella. Sanno che nascerà un bambino che sarà Re dei Re e vogliono convincere il re buono ad accompagnarli nel lungo viaggio.

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L’uomo acconsente ma la bufera di neve gli impedisce di partire.

Per far tornare il sorriso sulla bocca del sovrano, deluso per la mancata partenza (e qui ha tutta la mia solidarietà), un ragazzo propone di portare un dono a ogni bambino.

Se a ciascun bambino fosse stato portato un dono, uno di essi sarebbe certamente finito anche nella culla del nuovo nato.

E il re, il quarto re magio mancato, si trasforma così in Babbo Natale.

Ed è così che, più di duemila anni fa, nacque la leggenda: quella di un re senza discendenti, che percorre il cielo una volta all’anno per esaudire i sogni di milioni di bambini.

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Un libro che fa sognare grandi e piccini, che conferisce a Babbo Natale una collocazione storica ben precisa rendendo la sua figura ancora più credibile.

Beh poi che alla sottoscritta fa sognare la Lapponia è inutile che lo dica, giusto?

 

 

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