Monferrato formato famiglia

Ognuno ha il paesaggio del cuore. Quello che più di qualsiasi altro ti strega, che sprigiona emozioni di pancia che non si possono spiegare, ma solo percepire.

Per quanto senta le farfalle nello stomaco davanti a una montagna innevata o a una spiaggia deserta che si affaccia su un mare cristallino, per me il massimo è questo.

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Calma, pace, serenità, senso di appartenenza, ritorno alle origini.

Sono queste le prime sensazioni che mi provoca, a pelle, questo susseguirsi di colli. Un patchwork di appezzamenti perfettamente coltivati, diverse tinte che si affiancano l’una all’altra, simbolo dell’amore e della dedizione di un popolo per la sua terra.

Colline che mi ricordano giochi in strada fatti di gessetti, palle e bastoni, scorribande infantili, libertà assoluta, giri in vespa sotto un cielo illuminato solo da stelle, col naso appiccicato alla maglietta di lui per catturarne e memorizzarne il profumo. Primo amore.

Solo a ripensarci mi viene la pelle d’oca e torno adolescente. Mi fermo qui, è meglio.

E niente, tutto questo per dire che nessuno, credo, possa apprezzare più di me un paesaggio fatto di dolci rilievi ricoperti da vigneti che si estendono a perdita d’occhio.

Un paesaggio bucolico, da cartolina che non può lasciarmi indifferente.

Il Monferrato.

E noi cinque, ovviamente.

Avete voglia di ripercorrere insieme l’itinerario, di perdervi tra i filari, di degustare un buon vino, di avventurarvi in bicicletta in un bosco e di vivere un’insolita esperienza sotterranea?

Allora seguitemi qui.

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