Di nuovi inizi…

Oggi non ho la testa per scrivere di viaggi nel senso tradizionale del termine. Ho bisogno di fare brainstorming terapeutico e di parlare di quel viaggio che tutti abbiamo fatto, quello che è durato un tempo variabile dagli otto anni in su.

Primo giorno di scuola della secondogenita. Il secondo primo giorno di scuola nella mia carriera di mamma. Sentimenti diversi, contrastanti.

L’anno scorso ero semplicemente emozionata, ho pianto come una fontana nascondendomi dietro gli occhiali da sole e cercando in qualche maniera di farfugliare parole di conforto.

Quest’anno ero agitata. Sono agitata.

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Perché lei è diversa da lui.

Lo so, è ovvio. Lui è il classico genietto, quello che a quattro anni comincia a scrivere e che approda a scuola sapendo leggere quasi alla perfezione. È quello che ha passato l’estate divorando un libro dietro l’altro, che si è appassionato ai fumetti, che appena arriva a casa dei nonni afferra un “Topolino” e si perde nel suo mondo.

Lei è fantasticamente normale.

Tradotto in soldoni non sa fare nulla, com’è giusto che sia.

E nessuno si sarebbe posto il problema se non ci fosse stato prima lui.

E soprattutto se non se lo fosse posto lei.

“Mamma perché Matteo l’anno scorso sapeva già leggere e scrivere il primo giorno di scuola e io non sono capace?”.

Ecco noi iniziamo il percorso scolastico con questo spirito, che non è certo dei migliori. Con l’autostima sotto i piedi in sostanza. E hai voglia a dirle che è lei quella normale, che ognuno è speciale nella propria diversità, che lei è più brava in altre cose.

Insomma tutte quelle frasi vere, verissime sacrosante ma che, non so perché, suonano così finte quando ne ascolti il suono uscire dalla bocca.

Perché? Perché sono mamma e quella vocina nella testa mi ronza, nonostante cerchi di ricacciarla nei meandri più sepolti del mio cervellino.

E … se … se fosse colpa mia?

Ecco l’ho detto.

Colpa de che? Mica c’è un problema!!!!

Eh lo so, ma l’inconscio non va a braccetto con la razionalità.

Matteo è nato insonne. Ma di un’insonnia davvero importante, venti risvegli a notte. Roba da impazzire, più noi che lui. E a un certo punto ho scoperto la mia guru della nanna e ho cominciato a seguire il suo metodo. Non si è trasformato nel dormiglione che speravo diventasse, ma dei piccoli miglioramenti ci sono stati, sufficienti a evitare un esaurimento nervoso della sottoscritta.

Per tipi allergici al sonno come lui, il rituale pre-nanna è fondamentale. E io mi ci impegnavo con tutta me stessa.

Due ore prima dell’ora X si spegnevano le luci artificiali, accendevo le candele, mettevo una musica soft, facevamo il bagnetto con gli oli essenziali e poi ci mettevamo a leggere sul divano. Un lavoro praticamente. E questo ogni sera dai sei mesi in su. E io leggevo, leggevo, leggevo, anche un’ora di fila. E non solo i libretti “come fa la mucca? Muuuuuu” che dopo un po’, anche con tutta la pazienza di questo mondo, li butteresti giù dal balcone. Leggevo ad alta voce libri che piacevano a me, anche qualche Lonely, lo confesso. Con tono pacato e voce melodiosa. Quasi cantando. E lui si addormentava.

Da allora la lettura è sempre stata parte integrante delle nostre giornate. E poi è arrivata Anna. Lui era ancora piccino e sempre insonne, lei era un angelo. La classica neonata da manuale, quella che finché non la vedi pensi che non possa esistere realmente, quella che dorme 12 ore e ti dimentichi quasi che esista.

Lui era geloso, voleva in continuazione la sua mamma. E io cercavo di soffocare il senso di colpa (sì sempre quello mannaggia a me) di avergli tolto qualcosa, di avergli dato una sorellina troppo presto e passavo più tempo possibile con lui.

Leggendo.

Ora, sarà un caso, sarà che davvero sono diversi per indole ma la passione per la lettura, quella vera, quella che ti fa immedesimare nel libro e che ti trasporta in un altro mondo ce l’ha solo lui. Anche lei ama i libri, le piace sfogliarli, mi chiede di leggerglieli, ma giusto un paio e poi “mamma vado a giocare”.

Sarà forse che non le ho dedicato la stessa attenzione?

Sarà che era la seconda, e con due bambini piccoli insieme da gestire l’ora di lettura dedicata era fuori discussione?

Forse sì.

O forse no.

E’ che per me amare la lettura è fondamentale, quasi quanto amare i viaggi. Anzi forse di più.

Non tanto ai fini del rendimento scolastico, assolutamente.

Quanto per l’aiuto che solo un buon libro può darti.

Cura la solitudine, aiuta nelle incomprensioni, infonde coraggio, fa sognare, ridere e commuovere, placa l’ira, pone quesiti, fa raggiungere terre lontane, ti rende curioso della vita e del mondo e ti fa immedesimare in altre persone.

In breve ti allarga gli orizzonti.

E ti rende una persna migliore.

Un sospiro, una lacrima e cerchiamo di non fasciarci la testa prima di essercela rotta.

Nonostante le treccine, il grembiulino nero, gli occhiali rosa e l’occlusore all’occhio destro che tanto mi ricordano il mio primo giorno di scuola lei non è me.

Lei è meravigliosamente Anna.

E ce la farà. Supererà le difficoltà e le paure e riuscirà a distinguersi dal fratello, a non vivere nella sua ombra a evitare gli inevitabili confronti.

Sì ce la farà.

E (forse) ce la farò anch’io.

p.s. il libro della mia guru ora è tradotto in italiano. All’epoca l’avevo ordinato dall’America e, in un momento di follia creativa, avevo scritto all’autrice chiedendo di poterlo tradurre in italiano, in fondo è il mio lavoro. Perché davvero poteva rivoluzionare la vita di tanti, ne ero e ne sono convinta. L’autrice, gentilissima, mi ha scritto che ne sarebbe stata onorata ma bisognava passare tramite la casa editrice. E io, da sognatrice quale sono, ho scritto subito pure a quella. La quale non mi ha mai risposto. O forse, in fondo in fondo implicitamente l’ha fatto. Perché dopo pochi mesi è uscita la versione tradotta.

7 pensieri su “Di nuovi inizi…”

  1. Ooh che emozione leggendo il tuo racconto! Il primo giorno di scuola. Io per ora sono al primo – primo giorno d’asilo. Per il mio secondo primo giorno dovrò aspettare ancora due anni. Per quanto riguarda i sensi di colpa, bè, è inevitabile che con un figlio solo ci si dedichi al 100% a lui, e con due si dia il 50% ad ognuno. Anche se ci sforziamo di più, le ore sono sempre 24 in un giorno. Mia figlia sa scrivere, le ho insegnato tante cose, ma non sto iniziando col secondo nonostante tutti i miei buoni propositi di farlo sin da piccolino. Sensi di colpa? No grazie. So che non potrei fare tutto, così cerco di dare il massimo e poi quel che sarà, sarà.
    E tua figlia ce la farà, forza e coraggio.
    A presto, momfrancesca.

  2. Grazie mille!!!!!! Razionalmente so che quello che dici è giusto ma oggi non riesco a mettere a tacere quella vocina… Vabbé qui ci vuole una vacanza per distrarsi 🙂 un abbraccio

  3. Cara Letizia, posso solo dire: ma che bello che siano così diversi, anzi così meravigliosamente diversi!!!! So che lo sai, e so anche che lo senti.
    La nostra vocina interiore è lì per un motivo, anzi forse per tanti motivi, ma quello che la “lettura” (per rimanere in tema eh???) che ti vorrei dare oggi è che è lì perchè tu (e mi ci metto dentro anche io visto che la uso in questo modo!!!) possa scrivere quello che stai scrivendo, perchè ti possa scrollare qualche senso di colpa forse di troppo e possa riflettere su quello che ti/ci capita.
    Tutto il resto lo sai, e i tuoi figli saranno sempre lì a ricordartelo!!! un abbraccio

  4. Grazie mille!! Quando le cose sulla carta le sai ma ti trovi in un momento di sconforto hai bisogno di metterle nero su bianco e di sentirtele dire anche da altri. La diversità è bella, speriamo che lo capisca anche lei. Un abbraccio grande

  5. Anche i miei sono diversi e anch’io ogni inizio anno mi perdo tra la commozione e la preoccupazione, ma è normale che sia così. E la mia meravigliosamente Anna (che però da noi è la primogenita) ha iniziato quest’anno la prima media. Si, lo ammetto, dietro gli occhiali da sole mi scendevano le lacrime. Qui lo posso dire? 😀

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