Riflessioni da prima elementare

C’era una volta una bambina con le treccine che amava tanto seguire il suo papà nei viaggi all’estero. La mamma non lavorava perciò … che problema c’era?

Un giorno, quando la bambina era in quinta elementare, il papà dovette andare in Giappone per lavoro. La bambina voleva tanto seguirlo, sognava di incontrare quelle bellissime signore con gli abiti così strani e voleva mangiare con le bacchette. Ma era in quinta elementare, c’erano gli esami e il papà disse no e in Giappone ci andò da solo.

La bambina diventò un’adolescente un po’ ribelle, amava ascoltare la musica e tappezzare la sua cameretta con i poster dei suoi cantanti preferiti. Un giorno il papà disse che doveva andare in Svezia. Alla bambina, ormai ragazzina  in preda a una tempesta ormonale, si illuminarono gli occhi. In Svezia????? Già immaginava di incontrare Joey Tempest, il cantante capellone. E magari di baciarlo. Dai non sorridete, piaceva anche a voi. Ma ancora una volta il suo sogno fu infranto. C’erano gli esami di terza media, questa volta. E nonostante la ragazzina non avesse mai avuto un problema a scuola, i professori non erano d’accordo. Niente Svezia.

L’adolescente un po’ ribelle decise di studiare lingue. Perché voleva viaggiare e voleva farsi capire da tutto il mondo. Un sogno ingenuo e ambizioso allo stesso tempo.

Il papà disse che doveva andare negli Stati Uniti per due settimane. A New York, per la precisione. Questa volta l’adolescente aveva 16 anni, sapeva quello che voleva e non era disposta a rinunciare al suo sogno. La Grande Mela. E forse, in fondo in fondo, questa volta anche il papà sapeva che era una bella occasione, una di quelle che difficilmente ricapitano.

Ma l’osso duro era una preside intransigente che non era disposta a concedere due settimane di assenza per motivi futili. Una e non di più, nonostante la ragazza in questione non avesse un voto inferiore all’otto. E nonostante studiasse lingue. Ridicolo. Beh meglio di niente, l’adolescente dovette rinunciare a Washington, Cascate del Niagara e Philadelphia, riprese senza il papà il volo di ritorno per l’Italia ma non prima di aver vissuto intensamente quella meravigliosa settimana in una città che toglie il fiato a qualunque età ma che a 16 anni ti entra dentro lasciandoti l’illusione di poter prendere la tua vita e farne qualsiasi cosa.

Un lieto fine a metà, insomma.

Fatto sta che quella bambina ormai cresciuta in Giappone e in Svezia non ci è ancora stata.

E quella bambina che oggi è mamma prima o poi l’aurora boreale la vorrà vedere. E l’aurora boreale è a febbraio, non ci sono vacanze scolastiche in quel periodo. Come la mettiamo?

E la settimana sulla neve, quando la vogliamo fare? In agosto? Ah no giusto, durante le vacanze di Natale, ovviamente. Tanto vale dire che ce la possiamo scordare, perché una famiglia di cinque persone non può permettersi certe cifre.

E a portare i bambini a vedere le piramidi d’Egitto ci andiamo a luglio? Io a maggio già grondavo sotto i 45 gradi.

Ogni caso è a sé, per carità.

Ogni maestra ha il suo pensiero e ogni bambino è diverso.

Ma non si impara solo sui libri di scuola.

E non importa quello che uno, a distanza di anni, può ricordare di ciò che ha visto.

Conta capire che non sono migliore di te perché faccio colazione con latte e biscotti.

Perché un giorno potrei anche scoprire che uova e pancetta di prima mattina in fondo non sono poi così male.

Banale? Io non credo proprio.

Rispondi